16 gennaio 2008

Cos'è il Jazz?


Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai.

(Louis Armstrong)

14 gennaio 2008

LA SOVRANA LETTRICE


Di Alan Bennett
ADELPHI
€ 12,00

A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. E in effetti è successo qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sul suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena – uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo. (Adelphi)

Lo consiglio perché: è un brillante invito alla lettura, un elogio ai libri e alla libertà di leggere, che emerge in maniera frizzante e arguta attraverso una narrazione breve e delicata.

10 gennaio 2008

6 gennaio 2008

Una piccola fiaba...

Ecco la fiaba più breve e più bella che hai mai letto.

C’era una volta una ragazza che domandò ad un ragazzo se voleva sposarsi con lei.
Il ragazzo le rispose: “NO!”
Da quel giorno, la ragazza visse felice per sempre, senza lavare, né cucinare, né stirare per nessuno, uscendo con le sue amiche e facendo l’amore con chi voleva, lavorando e spendendo i suoi soldi come voleva.

** FINE **




Il problema è che fin da quando eravamo piccoline, nessuno ci ha mai raccontato questa fiaba. Invece ci hanno fottuto ben bene con questo cazzo di principe azzurro!!!

3 gennaio 2008

Hillary for President




Hillary Rodham Clinton

Professione: senatrice, ex First Lady
Data di nascita: 26 ottobre 1947, Chicago (Illinois)
Famiglia: sposata con Bill Clinton nel 1975, una figlia, Chelsea (1980).
Religione: metodista
Casa: Chappaqua, New York



2 gennaio 2008

La ragazza della porta accanto

Que sara, sara

When I was just a little girl
I asked my mother, what will I be
Will I be pretty, will I be rich
Here's what she said to me.
Que Sera, Sera,
Whatever will be, will be
The future's not ours, to see
Que Sera, Sera
What will be, will be.
When I was young, I fell in love
I asked my sweetheart what lies ahead
Will we have rainbows, day after day
Here's what my sweetheart said.
Que Sera, Sera,
Whatever will be, will be
The future's not ours, to see
Que Sera, Sera
What will be, will be.
Now I have children of my own
They ask their mother, what will I be
Will I be handsome, will I be rich
I tell them tenderly.
Que Sera, Sera,
Whatever will be, will be
The future's not ours, to see
Que Sera, Sera
What will be, will be.






Day, Doris Nome d’arte di Doris von Kappelhoff (Cincinnati, Ohio 1924), attrice e cantante statunitense. La Day aveva già raggiunto una certa notorietà come cantante prima del suo debutto cinematografico, dovuto al regista Michael Curtiz che la scritturò per Amore sottocoperta (1948).

Bionda e dotata di un sorriso abbagliante, la Day passò dall'apparizione in ruoli di secondo piano – quale tipica 'ragazza della porta accanto' – in alcuni musical a numerose interpretazioni in qualità di protagonista in pellicole modellate intorno al suo personaggio. Nonostante l'abilità dimostrata in qualità di attrice brillante, generalmente era ricercata soprattutto per le sue doti di cantante, e le sue esibizioni canore erano considerate il pezzo forte nella maggior parte dei suoi film. Tra essi, Non sparare, baciami! (1953) di David Butler, Amami o lasciami (1955) di Charles Vidor, L'uomo che sapeva troppo (1956) di Alfred Hitchcock (dove canta il celebre tema musicale Que sera sera) e Il giuoco del pigiama (1957) di Stanley Donen costituirono probabilmente gli esiti migliori.

I dischi incisi da Doris Day furono tra i primi esempi di musica leggera di grande successo tra gli adolescenti, per molti dei quali l'attrice rappresentava un modello di comportamento. Con il suo aspetto sano, pieno di energia e del tutto privo di sofisticazione, la Day fu una vera e propria icona dell'ottimismo e del rigoglioso romanticismo dell'era postbellica. La sua carriera fu particolarmente ricca tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, allorché una serie di commedie dai forti connotati allusivi (Il letto racconta..., 1959, di Michael Gordon; Amore, ritorna!, 1961 e Il visone sulla pelle, 1962, entrambi di Delbert Mann), in cui talvolta figurava nei panni dell'antagonista di Rock Hudson, furono accettate dal pubblico proprio in ragione della 'moralità' della sua immagine; peraltro fu precisamente questa 'purezza' iconica a ritorcersi contro di lei all'epoca della liberazione sessuale dei tardi anni Sessanta. Nel 1968, dopo la morte del marito, la Day scoprì che quest'ultimo aveva sfruttato la propria condizione dando fondo all'intero patrimonio da lei accumulato; iniziò quindi a lavorare in produzioni televisive, e da allora non ricomparve mai più sugli schermi cinematografici.

"Day, Doris," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2007
http://it.encarta.msn.com © 1997-2007 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

1 gennaio 2008

Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca
Marzo libera il sol di prigionia
April di bei color orna la via
Maggio vive tra musiche di uccelli
Giugno i frutti ha sui ramoscelli
Luglio matura le messi al solleone
Agosto le fa in fasci e le ripone
Settembre i dolci grappoli arrubina
Ottobre di vendemmia empie la tina
Novembre aride foglie ammucchia in terra
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra

31 dicembre 2007

Pensierino della sera...

Caro 2007, ci dispiace immensamente
ma non possiamo fare diversamente.

Siamo stati insieme per un anno
e di cose belle ed anche brutte
ne abbiamo passate tante.

Non ce ne volere
ma ci hanno detto che il 2008
potrebbe essere migliore di te
ed allora abbiamo deciso
di aspettarlo con fiducia affinché
ci possa portare quello che
non hai potuto darci te.

Come sempre ci auguriamo
che siano tutte cose buone.

Noi ci speriamo tantissimo.

Non ce ne volere
ma siamo pronti a ricevere
questo nuovo anno che
sta per arrivare con tanta fiducia.

Che Dio possa darci
una mano
affinché sia veramente
così.

BUON 2008!

29 dicembre 2007

[La Tv Delle Ragazze] Eau De Scamorze, Spot Sputa-Line e Detersivo




25 dicembre 2007

Merry Christmas!

24 dicembre 2007

WE ARE THE WORLD



There comes a time
When we need a certain call
When the world must come together as one
There are people dying
Oh and it’s time to lend a hand to life -
The greatest gift of all
We can’t go on pretending day by day
That someone, somewhere
will soon make a change
We are all part of God’s great big family
And the truth you know, love is all we need

We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We’ll send them your heart
So they know that someone cares
And their lives will be stronger and free
As God has shown us
By turning stone to bread
And so we all must lend a helping hand
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start givingThere’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
When you’re down and out
There seems no hope at all
But if you just believe
There’s no way we can fall
Well, let us realize
That a change can only come
When we stand together as one
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
It’s true we’ll make a better day, just you and me


We Are the World,
USA for Africa
1985

20 dicembre 2007

IN NOME DELLA MADRE


Di Erri De Luca
FELTRINELLI
€ 7,50


“In nome del padre”:
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
s’inaugura la vita.



L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Miriam/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille. (Erri De Luca)



"Questo libro è un inno all’ Amore: Erri De Luca ha raccontato la nascita di Gesù attraverso una sorta di diario di Maria Vergine. Ma facendo in modo che in questo “diario” si possano riconoscere la femminilità e il coraggio delle donne. Di tutte le donne.” (Stefano Clerici, la Repubblica, 6.11.2006) “Importante e di grande merito questo sforzo di Erri De Luca di raccontare la nascita di Gesù come puro e semplice mistero della nascita in cui tutti noi, cristiani e non, siamo coinvolti. Come inaugurazione della vita, di raccontare quel mistero non tanto in termini laici quanto con il linguaggio corporale che abolisce la distanza tra l’eccezionalità dell’evento e l’esperienza quotidiana senza privarlo di intensità esistenziale (di maestà sacrale). Il risultato è un testo di accattivante lettura tra una pagina della Bibbia e il racconto di una cronaca di oggi. (Angelo Guglielmi, l’Unità, 07/11/2006)



Lo consiglio perché: è un racconto di una bellezza e di un amore immenso, viscerale. Un piccolo libro, che vi lascerà commossi e grati di fronte al mistero della nascita, di fronte al divino che si manifesta, di fronte all' amore, alla paura ed al dolore di ogni madre che teme per suo figlio.

16 dicembre 2007

Storia di una formica

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice. Là trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d'amore. Era produttiva e felice ma, ahimè, non era supervisionata. Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza. La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l'ora di entrata e di uscita e preparò pure dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono. E intanto la formica produttiva e felice lavorava e lavorava. Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello Scarafaggio supervisore, e così finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori. Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c'era da fare. Il Calabrone, gestore generale, pertanto, concluse che era il momento di adottare delle misure: crearono la posizione di gestore dell'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. L'incarico fu dato ad una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale. Il nuovo gestore di area - chiaro ebbe bisogno di un nuovo computer e quando si ha più di un computer è necessaria una Intranet. Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell'impresa precedente), che l'aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. La Formica non canticchiava più ed ogni giorno si faceva più irascibile."Dovremo commissionare uno studio sull'ambiente lavorativo, un giorno di questi", disse la Cicala. Ma un giorno il gestore generale, al rivedere le cifre, si rese conto che l'unità, nella quale lavorava la Formica produttiva e felice, non rendeva più tanto. E così contattò il Gufo, prestigioso consulente, perché facesse una diagnosi della situazione. Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva: "C’è troppa gente in questo ufficio."E cosi il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica incazzata, che prima era felice.

Morale:
Non ti venga mai in mente di essere una Formica produttiva e felice. È preferibile essere inutile e incompetente. Gli incompetenti non hanno bisogno di supervisori, tutti lo sanno. Se, nonostante tutto, sei produttivo, non dimostrare mai che sei felice. Non te lo perdoneranno. Inventati ogni tanto qualche disgrazia, cosa che genera compassione. Se nonostante tutto, ti impegni ad essere una Formica produttiva e felice, mettiti in proprio, almeno non vivranno sulle tue spalle calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi.

14 dicembre 2007

Il ragù di Eduardo

Per fare un ragù alla napoletana come Eduardo comanda ci vuole: un bel pezzo di carne di annecchia (il girello), una grossa cipolla, della conserva di pomodoro (meglio se fatta in casa), olio extra vergine d’oliva, sale, mezzo bicchiere di vino bianco, odori per la carne. Affettare la cipolla e farla soffriggere nell’olio d’oliva in un tiano di terracotta o una casseruola di rame, legare la carne con gli odori e farla cuocere con la cipolla bagnandola con il vino; quando è evaporato il vino e si è sciolta la crosticina sulla carne, aggiungere la conserva di pomodoro e lasciare cuocere finché il sugo non si è ristretto. A questo punto togliere la carne e metterla in un piatto da portata, mettere un cucchiaio di legno sulla casseruola in modo che il coperchio rimanga un poco sollevato e lasciare peppiare per quattro o cinque ore. Avvertimenti per fare del ragù un’opera d’arte: la cipolla va fatta soffriggere lentamente per farla consumare attorno alla carne fino a creare una crosta nera; via via che ci si versa sopra il vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione. (Sabato, domenica e lunedì, Atto I)

11 dicembre 2007

VUOTI A RENDERE



Vuoti a rendere di Maurizio Costanzo
Con
Valeria Valeri e Paolo Ferrari
Regia di Giancarlo Zanetti
Musiche di Luciano Francisci
Scenografie di Sebastiano Romani
Costumi di Teresa Acone
Produzione Lux T


TEATRO PARIOLI (RM)
Fino al 23 Dicembre




Tra divertimento e malinconia, tra un presente sbiadito e un futuro smorzato dalla nostalgia, “Vuoti a rendere” è un momento di riflessione che una coppia matura si concede, alla fine della più lunga tappa della propria vita.
Federico e Isabella, come sempre più spesso accade, vengono sfrattati dalla loro casa, quel tetto coniugale che li ha visti protagonisti per più di vent’anni. La tragedia, almeno per quel brontolone di Federico è che a sfrattarlo è quell’unico figlio messo al mondo: Marcello.
Come “vuoti a rendere”, mamma e papà vengono spediti in campagna, luogo che più si addice a quella che con un dolce eufemismo viene definita la “mezza età”, il tempo cioè in cui la vita appannata dagli anni, si riduce drammaticamente degli spazi dedicati ai progetti, al futuro.
Il trasloco è dunque la metafora del cambiamento di rotta, l’occasione per il bilancio di una vita passata tra mille frustrazioni, mille equivoci, mille sogni non realizzati, come quell’ingenua infatuazione, mai confessata, di Isabella. Un adulterio mai consumato, una tenera concessione alla voglia di ripercorrere emozioni e sentimenti di un altro tempo. Quel romantico viaggio a Parigi sempre sognato e mai realizzato. Le speranza di una carriera professionale, frenata dal raccomandato di turno, e poi la casa frutto di tanti sacrifici, ricompensati con uno sfratto. E insieme ai bauli che si chiudono, pronti per il viaggio, Federico e Isabella celebrano il tempo che fu, stretti sempre e comunque da un affettuoso legame che li ha visti percorrere insieme i difficili sentieri della vita di coppia. La commedia è divertente e sorprende il pubblico in un abbraccio commovente.






Lo consiglio perchè: è un'opera che fa riflettere sulle condizioni di vita degli anziani, che spesso vengono messi da parte dalla società, o peggio, dai loro figli; un problema sempre attuale e reale che vede la tragedia di molti pensionati, che dopo aver trascorso una vita di sacrifici sono costretti ad uscire dalle loro case. La piecè si immerge in questa realtà e la racconta con malinconia e divertimento, grazie anche alla splendida interpretazione di Valeria Valeri e Paolo Ferrari.

2 dicembre 2007

VITA NELLA TERRA DI LATTE E MIELE


Ponte Alle Grazie
€ 10,00



"Non volevo, io, vivere una vita qualunque. Non una noiosa vita borghese come tutti. Volevo andare là, in Israele, nella terra promessa, e realizzare non solo un mio sogno, ma anche il sogno di mio padre e di mia madre, di tutta la mia famiglia, dei miei avi per dieci generazioni. Iniziare in Israele una seconda vita in cui mi sarei sentita meno goffa e impacciata e depressa.Ero stata un disastro fino ad allora. I miei pessimi risultati a scuola lo avevano provato chiaramente. E mi sentivo anche grassa, brutta e poco popolare. Non vedevo l’ora di ricominciare da capo...Di certezze non ne avevo. Sapevo solo di avere una grande forza dentro, e una grande ambizione di farcela, di superare quella seconda prova decisiva, in un altro paese, nel mio paese. E sapevo anche che ce l’avrei messa tutta, non mi sarei mai risparmiata e avrei fatto di tutto per riuscirci. Anzi, ero certa di farcela, perché non avevo altra scelta. Non avrei mai potuto tornare indietro, i miei genitori ne sarebbero morti di dolore. E io di vergogna e di rabbia. Sarei rimasta li per sempre, e così fu."




Cosa succede nel cuore e nella mente di una donna che vive a Tel Aviv, a Gerusalemme, a Betlemme o a Gaza? Con la sincerità e l’immediatezza che i lettori dei suoi reportage ben conosco, Manuela Dviri ci racconta la sua storia: la scelta di lasciare l’Italia e trasferirsi in Israele e, scelta forse ancora più coraggiosa, di rimanervi; il dolore per la perdita di un figlio giovanissimo, soldato nell’esercito israeliano, perdita inutile, che non trova alcuna giustificazione politica o militare; la battaglia pacifista e le conseguenti accuse di tradimento e di opportunismo.Una testimonianza forte, toccante, che racconta uno dei più tragici conflitti del nostro tempo passando attraverso le ragioni del cuore che sembrano alla fine essere le sole ad indicarci la strada giusta, quella che porta lontano dalle guerre, dall’iniquità, dal dolore. (Casa Editrice Ponte Alle Grazie)



"Le tragedie del Medioriente sono tragedie della luce, del contrasto tra il sole abbagliante e l’oscurità dell’ombra, tra «ciò che sta fuori», che accieca e brucia, e «ciò che sta dentro», perso nelle profondità del buio. E non a caso, attorno a questo contrasto, si muove anche Terra di latte e miele. Il percorso che segue la protagonista si svolge dentro e fuori questo confine di luce e ombra: da un lato, i grandi temi collettivi, l’identità di un popolo, la sua epica e le sue ferite sempre aperte – e dall’altro l’intimità più profonda di una persona, le sue speranze, i suoi ricordi, i suoi affetti spezzati. E il suo bisogno di vita, di gioia, di pace. Per tutti. E nonostante tutto..." (Silvano Piccardi)




Lo consiglio perché: continui a leggerlo tuo malgrado. Malgrado la commozione che cresce, malgrado la rabbia che ti prende, malgrado l'estrema dolcezza e durezza del racconto. E' un testo che urla, piange, gioisce, fa tutto da sé. Non ci trovi parole messe lì ad arte, ci trovi tutto l'immenso groviglio di dolore che l'autrice va dipanando per trasformare il suo lutto scandaloso ed inaccettabile in una risorsa positiva per il mondo intero. Perché le sorti del suo paese sono, in qualche modo, le sorti del mondo intero.





TERRA DI LATTE E MIELE
di Manuela Dviri
con la collaborazione di Silvano Piccardi

Regia
Silvano Piccardi
Scene Marco Capuana
Musiche Luigi Cinque
Personaggi
Leah, Ottavia Piccolo
Il figlio di Leah, Enzo Curcuru’

1 dicembre 2007

Elena e Maurizio

Kahlil Gibran – Sul matrimonio


- Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos’è il Matrimonio, maestro?


E lui rispose dicendo:

Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

11 novembre 2007

La "vita" secondo Woody Allen

La cosa più ingiusta della vita è come finisce. Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo... Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa! Che cos'è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto? Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva il pensiero. Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant'anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. Seguono feste, alcool, erba e il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell'orgasmo!

5 novembre 2007

BALZAC E LA PICCOLA SARTA CINESE


Di Dai Sijie
Adelphi
€ 8,00



Come la lettura, grazie alla segreta malia di una misteriosa, preziosissima valigia di libri occidentali proibiti, riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di «sporchi borghesi», a svariate torture e permetta anche a uno di loro di conquistare la «Piccola Sarta cinese».


«Balzac e la Piccola Sarta cinese... è una tragedia raccontata con un soffio. Un soffio che anima il romanzo, come potrebbe tenere sospesa una piuma. È il trionfo della leggerezza, come l’intendeva Calvino. Non ricordo, come lettore, un libro recente in cui la sottrazione di peso alla struttura del racconto e del linguaggio sia stata realizzata con tanta spontaneità» (Bernardo Valli).


Lo consiglio perchè: non si riesce a smettere di leggere, finché non si è arrivati alla fine.

1 novembre 2007

HAPPY HALLOWEEN!



Venite con me
È la festa di Ognissanti
Faremo tremare tutti quanti.

Gli scherzi, stavolta, son giustificati
le risa e i lazzi perfino aumentati.


L'ALBERO DI HALLOWEEN
Di Ray Bradbury, XIX secolo