12 febbraio 2008
11 febbraio 2008
Moderna lezione di saggezza
(Eric-Emmanuel Schmitt - Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano)
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10 febbraio 2008
8 febbraio 2008
Lezione di Economia Politica
SOCIALISMO:
Hai 2 mucche…
Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.
COMUNISMO:
Hai 2 mucche…
Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.
FASCISMO:
Hai 2 mucche…
Il governo te le prende e ti vende il latte.
NAZISMO:
Hai 2 mucche…
Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.
DITTATURA:
Hai 2 mucche…
La polizia te le confisca e ti fucila.
FEUDALESIMO:
Hai 2 mucche…
Il feudatario prende metà del latte e si tromba tua moglie.
DEMOCRAZIA:
Hai 2 mucche…
Si vota per decidere a chi spetta il latte.
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA:
Hai 2 mucche…
Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.
ANARCHIA:
Hai 2 mucche…
Lasci che si organizzino in autogestione.
CAPITALISMO:
Hai 2 mucche...
Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.
CAPITALISMO SELVAGGIO:
Hai 2 mucche…
Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche.
Alla fine licenzi l’operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.
BERLUSCONISMO:
Hai 2 mucche…
Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche.
Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio.
PRODISMO:
Hai 2 mucche…
Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa su: la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco. Intanto è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici animali.
MASTELLISMO:
Hai 2 mucche…
Vai in giro promettendo di regalare il latte a tutti e ti fai regalare altre 10 mucche.
Con il latte ci riempi la piscina della moglie a forma di conchiglia.
E contemporaneamente la fai nominare presidentessa del consorzio per i sussidi ai bovini.
Ad un giudice che vuole indagare sulla questione lo trasferisci a Ponza.
E dopo di ciò, quando ti vogliono carcerare, inizi a piangere dicendo che tutti sono contro di te e che non fai parte della casta.
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NON C’È PIÙ NIENTE DA FARE

Titolo originale
Non c'è più niente da fare
Regista
Emanuele Barresi
Cast Artistico
Rocco Papaleo, Alba Rohrwacher, Paolo Ruffini, Cristina Cirilli, Stefano Filippi, Isabella Cecchi, Fabrizio Brandi, Valeria Valeri, Raffaele Pisu, Andrea Buscemi, Lucia Poli
I Perseveranti sono disposti a tutto pur di non rinunciare ad un luogo per loro fondamentale. Con un cavillo legale potrebbero spuntarla, ma c'è una condizione: devono mettere in scena lo spettacolo che stanno provando entro una data prestabilita. A questo punto si innesta una lotta fra i Perseveranti, che devono andare in scena, e Tommaso Baciocchi, il proprietario, che cerca di ostacolarli. Lo spettacolo da allestire è "Cavalleria Rusticana". Si parla di amori, tradimenti e duelli, nella commedia così come nella vita reale dei personaggi-interpreti si intrecciano amori, tradimenti e scontri estenuanti. Alla fine, però, si va in scena e nella serata del fatidico debutto si ritrovano tutti i personaggi, grandi e piccoli, buoni e cattivi, vincitori e vinti nel teatrino dei Perseveranti. (Filmfilm.it)
Sulle note della famosa canzone di Bobby Solo e delle musiche di Mascagni, scorrono sullo schermo le gesta di un gruppo di persone che, nella languida Livorno, si arrabattano per tenere in vita un teatro amatoriale e, nel contempo, per cercare di trovare la soluzione migliore alle pene di ogni giorno. Il problema del lavoro, lo sconforto della solitudine, la malinconia della vecchiaia e la dolcezza di una nuova vita, si fondono e si confondono dando vita ad un pout pourry di sensazioni ed emozioni, che vorrebbe rimandare il senso stesso della vita, basato sostanzialmente sulla necessità di coniugare realtà e sogno. Un manipolo di attori dilettanti trova nel teatro la forza per affrontare le difficoltà della vita, una via d’uscita dal claustrofobico labirinto dell’oggettività che circonda la vita di ognuno. La messa in scena della “Cavalleria rusticana”, in un certo senso sublima le pene reali e trasmette la forza necessaria per superare lo status di “cornuto”, “amante abbandonato”, di “donna sola”. E’ forse per questo che i protagonisti “perseverano” e combattono contro Baiocchi, il cattivo per eccellenza, che in realtà, incarna il senso di profonda ingiustizia che dilaga nell’esistenza di ognuno di loro.Ma i buoni propositi non bastano. Non basta voler approntare un’opera scanzonata e divertente per realizzarla, poi, davvero. Il primo lungometraggio di Barresi risente di una certa ingenuità narrativa, rifacendosi ad uno stile che potremmo definire “pieraccionesco”: innanzitutto il linguaggio, poi le battute, quindi la costruzione del plot. C’è il “figo” della situazione, che però è anche lo “sfigato”, la “bella” impossibile, che però nasconde un dolce segreto, “il bullo” che è il simpaticone, “il sofisticato” che si scontra con la dura realtà. Barresi adopera attori molto bravi per incarnare personaggi che restano incompleti, senza un’identità ben definita.Peccato però. L’idea era carina, e il prodotto sarebbe potuto essere di buon livello. Speriamo che questa esperienza serva a correggere il tiro nell’attesa di una nuova prova. (Teresa Lavanga)
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5 febbraio 2008
Suggestioni olandesi
Hendrick Avercamp - Paesaggio invernale con pattinatori
È pieno inverno, il canale è completamente ghiacciato, gli alberi sono spogli e le case sono coperte di neve. Da un comignolo escono volute di fumo, e le persone sono imbacuccate in indumenti pesanti. Deve fare freddo, ma non abbastanza per restare a casa. Il ghiaccio attira una folla di giovani e anziani, ricchi e poveri, contadini e cittadini.
Hendrick Avercamp fu uno dei primi a specializzarsi, divenendo il maestro dei paesaggi invernali olandesi con grandi superfici ghiacciate, cieli carichi di neve e allegri divertimenti invernali. Nel 17° secolo, questi dipinti erano noti come “Wintertjes”(piccoli inverni).
Avercamp era sordomuto, ma malgrado questo handicap si rivelò un eccellente narratore. Dipinse infatti le centinaia di figure con occhio attento nei particolari, come i pattinatori, qualcuno che cade, i bambini sullo slittino, una slitta a cavalli, persone che giocano a golf e ricchi cittadini che conversano. Egli tuttavia rappresentava anche i derelitti, per i quali è un giorno come un altro. Essi trascinano canna e pesce, praticano un foro nel ghiaccio, estraggono l’acqua o chiedono la carità. (RIJKS MUSEUM Amsterdam - Testo a cura di Marleen Dominicus-Van Soest)
Rembrandt van Rijn - Isacco e Rebecca (La sposa ebrea)
Nel 1885, quando vide “La sposa ebrea” di Rembrandt, il pittore Vincent Van Gogh si espresse in modo lirico. “Che dipinto intimo e infinitamente empatico”, disse a un amico. “Credimi, lo penso davvero, darei dieci anni della mia vita per poter sedere davanti a questo dipinto per due settimane con soltanto un tozzo di pane secco”.
Con aria sognante, la donna risponde alle carezze del marito. In quel gesto della mano di lei su quella di lui, Rembrandt è riuscito a mettere tanto amore e tenerezza, da dominare tutta la scena. Si tratta di un gesto così intimo che si ha l’impulso a distogliere lo sguardo.
Gli innamorati rappresentano la coppia biblica di Isacco e Rebecca, che amoreggiano su una panca. Rembrandt ha rappresentato deliberatamente in modo vago l’ambiente circostante (è infatti visibile solo una pianta) per concentrarsi sulle persone. È possibile che a farsi ritrarre nei panni di Isacco e Rebecca sia stata una coppia di contemporanei di Rembrandt.Nel Secolo d’Oro, le persone si facevano spesso ritrarre sotto le spoglie di figure bibliche.
Rembrandt ha raffigurato la coppia in modo spettacolare, dipingendo i volti e le mani in modo piuttosto omogeneo. Per gli indumenti, invece, ha usato un tratto grossolano, con schizzi e spessi strati di colore. In questo modo, il dipinto coglie più luce in certi punti, ad esempio sulla manica giallo dorata dell’uomo e sul vestito rosso. In altri punti, Rembrandt ha graffiato il colore ancora umido, in modo da esporre lo sfondo chiaro. (RIJKS MUSEUM Amsterdam - Testo a cura di Marleen Dominicus-Van Soest)
“La lattaia” è uno dei dipinti più ammirati di Vermeer. In piedi accanto a una finestra, essa versa il latte in una scodella con un’espressione concentrata e il capo leggermente inclinato. Il fascio di luce naturale guida naturalmente lo sguardo dell’osservatore fino al rivolo di latte. Questo ultimo è raffigurato in modo così magnifico che sembra quasi di vederlo e sentirlo fluire. Nella stanza non accade nient’altro.
La semplicità del soggetto è sottolineata dalla costituzione massiccia della donna e dalle sue mani scure per il lavoro. Il suo vestito è semplice ma colorato, con un corsetto giallo, sopramaniche verdi e una gonna rossa e blu. Si tratta di un ritratto sublime di una giovane donna qualunque, ed è affascinate vedere il modo in cui Vermeer evocava la realtà. Egli prestava attenzione ai dettagli più minuti, come i fori nella parete, un chiodo con la sua ombra e un vetro rotto. La sua capacità di raffigurare i diversi materiali è magistrale. Un esame più attento rivela piccole evidenziature ovunque, a volte opache, a volte brillanti. In alcuni punti, il colore è appena un po’ più spesso e coglie maggiormente la luce. Il pane illustra magnificamente questa tecnica: dei piccoli punti suggeriscono una crosta croccante. (RIJKS MUSEUM Amsterdam - Testo a cura di Marleen Dominicus-Van Soest)
Vincent Van Gogh - Rami di mandorlo in fiore
Il dipinto, che rappresenta il fiorire di una nuova vita, fu dipinto da Van Gogh per celebrare la nascita del figlio di Theo e Jo Bonger, al quale fu dato il nome di Vincent. Il quadro era destinato alla camera da letto dei genitori e Theo in una lettera del 29 marzo 1890 racconta che il piccolo Vincent «è affascinato soprattutto dall’albero in fiore appeso sopra il nostro letto».
Dopo aver completato quest’opera Van Gogh cadde di nuovo ammalato e quando si ristabilì i mandorli erano sfioriti, fatto che lo amareggiò molto, perché rimpianse di aver dipinto un solo quadro con quel soggetto. Dipinse i rami di mandorlo con grande accuratezza, ritoccando ogni singolo bocciolo, ognuno ravvivato da un leggero tocco di rosso, con una minuzia e una precisione ispirate forse da una stampa giapponese di Kunisada.
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2 febbraio 2008
I figli di Sandra e Clemente
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’ 1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama „Il Campanile“, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!“. A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? insisterete ancora voi.
Che farà? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli.
Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editorenon ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti.
Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari
Fonte: Corriere d'Italia
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1 febbraio 2008
31 gennaio 2008
Gratis!
Biglietti gratis dalle compagnie low cost e scambi di posti letto attraverso Internet
Non solo musica, video e notizie
Ecco come si viaggia senza pagare
di ETTORE LIVINI
MILANO - C'è chi s'è comprato una casa pagandola con una graffetta. C'è una persona in Calabria che regala una Y10 a chi se la ritira. Ci sono catene alberghiere che offrono settimane di vacanza in Costa Brava, compagnie aeree che regalano viaggi, aziende che prestano auto in uso gratuito. La chiamano società dei consumi. Ma, almeno in parte, è una bugia. Certo, il denaro, più che il tempo, è l'unità di misura del terzo millennio. Eppure la vecchia arte d'arrangiarsi da una parte e le strane regole del marketing dall'altra consentono oggi all'uomo di realizzare un sogno antico come il mondo: vivere (quasi) gratis.
L'arte dello scrocco richiede solamente un po' d'adattabilità, spirito d'iniziativa e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le logiche un po' ciniche del nuovo capitalismo, un universo dove l'immagine spesso vale più di un bene materiale. L'esempio più lampante è quello delle automobili. In America (vedi sito www.freecarindex.com o www.libertydrive.com) esistono agenzie pubblicitarie che selezionano persone con la fedina automobilistica immacolata (zero incidenti negli ultimi 10 anni) per regalargli una macchina "sponsorizzata" dai loro clienti con il logo pubblicitario sulle portiere.
Un fenomeno sbarcato anche in Europa ma non in Italia, dove la legge impedisce questo tipo di subaffitto della quattroruote. Le acrobatiche leggi del mercato - sempre in tema di trasporti - producono un altro paradosso: le compagnie aeree che regalano biglietti solo per fidelizzare i passeggeri e lucrare (al limite) sui costi dei servizi accessori come prenotazione auto e alberghi.
Il principe assoluto di queste iniziative è la Ryanair, più che una low cost - in questo caso - una no-cost, visto che prevede di offrire a costo zero nei prossimi tre anni almeno il 50% dei propri posti, sicura che gli optional le basteranno a far tornare i conti. Un'altra frontiera violata dall'arte di vivere gratis è quella dell'alloggio, almeno in vacanza. Il sito cult, in questo caso, è www. couchsurfing. com, una specie di piazza virtuale dove si mette a disposizione un posto letto nel proprio appartamento (oppure il giardino per piantare un tenda) in cambio di ospitalità dagli altri membri della community.
Un successo planetario visto che questo network è già riuscito a organizzare le vacanze senza spesa a oltre 327mila persone, moltissime anche in Italia. Ma il volontariato non è l'unico modo di trovare una casa per farsi una bella settimana al mare. Sull'italianissimo sito www.viveregratis.it, ad esempio, c'è una società spagnola che offre dieci giorni di relax in appartamenti in Costa Brava. Certo è una forma pubblicitaria (il sito non percepisce un euro), visto che la stessa azienda offre soggiorni in multiproprietà nella stessa struttura. Ma non esiste nessun vincolo al riguardo.
"In una società come la nostra avere gratis ciò che di solito paghiamo è molto più facile di quanto si pensi - racconta Francesco Gaudino, inventore del sito tricolore che in quattro mesi di vita ha registrato 12mila iscritti e 2,5 milioni di contatti - . Se prende la nostra rubrica Barattopoli scopre che c'è una persona a Cosenza che regala due auto in cambio del passaggio di proprietà, un'altra che offre una tv a 29 pollici o una mountain bike". E' l'ecologissimo concetto del riciclo, del non - spreco (www.freecycle.org è il vangelo del baratto mondiale) che ha consentito al 26enne disoccupato canadese Kyle MacDonald in una serie di 15 scambi on line di partire da una piccola graffetta rossa per arrivare qualche mese dopo (quando il suo caso era arrivato su tutte le tv Usa) ad avere una casa tutta per sè nel comune di Kipling (la sua storia è su oneredpaperclip.blogspot.com).
E la cultura? Niente paura. Anche qui ce la si può cavare a costo zero. Il Nobel della letteratura gratis, ad esempio, spetta a Paulo Coelho. Nel suo sito (www. paulocoelho.com) appare una foto dello scrittore con la benda da pirata sull'occhio. Cliccando sull'immagine, alla faccia delle case editrici di tutto il mondo, l'autore brasiliano ha messo in rete, gratis, quasi tutti i suoi libri. In alternativa ci si può arrangiare con il bookcrossing (www.bookcrossing.com) una rete virtuale dove gli appassionati di tutto il mondo si scambiano i loro volumi.
Nel mondo dell'arte dello scrocco, in fondo, c'è solo un grande buco. Quello del cibo. Qualcuno però ha risolto anche questo problema. Sono i Freegan americani, un gruppo anarcoide che combatte contro gli sprechi del mondo (www.Freegan.info). La loro ricetta è semplice: frugano nelle pattumiere delle grandi città, vicino ad alberghi e ristoranti soprattutto. Sarà poco dignitoso, ma è politicamente molto corretto. E tra i sacchetti e gli scarti trovano tonnellate di cibo in ottime condizioni. E, alla fine, non c'è nessuno a presentare il conto.
(29 gennaio 2008)
Fonte: la Repubblica.it
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29 gennaio 2008
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28 gennaio 2008
LO SCAFANDRO E LA FARFALLA
PONTE ALLE GRAZIE
€ 8,00
Le scaphandre et le papillon [FRANCIA, 2007]
REGIA
Julian Schnabel
INTERPRETI
Con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup, Olatz Lopez Garmendia, Jean-Pierre Cassel
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27 gennaio 2008
Il GIORNO DELLA MEMORIA
Guardavo il cielo e mi consolava. Lo guardavo e dicevo: tutto mi avete portato via, ma il cielo non avete potuto portarlo via, perchè questo copre anche i nostri familiari, le nostre case, i nostri paesi...
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25 gennaio 2008
24 gennaio 2008
Da VERSI TRAMONTABILI
trafitto da un raggio di sole...
... ed è subito herpes!"
"Oh Lesbia,
tu dammi mille baci e quindi cento,
poi altri mille e quindi cento
e poi ancora mille e quindi cento...
... e poi basta coi preliminari che mi scoppiano le mutande!"
"Luca ti amo, ma ti è andata buca,
sta sera ho preso le fave di fuca!"
"Ugo, sei strabico, ma sei figo,
guardi me o guardi il frigo?"
“Son piccin, cornuta e bruna,
senza i tacchi son nessuna,
con i tacchi peggio vado
perchè se scoreggio cado.”
"Scarpettine colorate.
Scarpettine ricamate,
ricamate di seta verde ...
... per andare a pestare le merde!”
(Luciana Littizzetto)
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23 gennaio 2008
RIFIUTO
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21 gennaio 2008
PROCESSO A DIO

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20 gennaio 2008
19 gennaio 2008
Mafia e politica...
C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.
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18 gennaio 2008
ANCHE I BANCARI HANNO UN'ANIMA

Non è mai troppo tardi per cambiare:
una vita fatta di numeri e razionalità,
Dopo Felicibumta, questo è il miglior copione offerto a Garinei e Giovannini dalla felice coppia di scrittori Terzoli e Vaime, che hanno sposato una vecchia, piccola ma sempre geniale idea: un uomo semplice e tranquillo è una riserva di umanità anche se il suo nome non sarà mai scritto al neon. Quando si esalta questa idea, il pubblico applaude a l’io anonimo che sta dentro ciascuno di noi.
Nel divertente testo di questa commedia con musiche (da cui poi fu tratto anche un film con Montesano), commentata da un complessino che si sposta a vista anche nelle situazioni più complicate, Mario Antoniotti, un ragioniere della Banca Commerciale che sta per andare in pensione, parte per un’ultima missione-ispezione di lavoro con la sua valigia da 60X40X23, preparata col noioso zelo senile di sempre.
La favola
Un bancario, anonimo eroe dei nostri conti, il classico uomo in grigio, si trova a essere al centro dell’attenzione. Non sa che i colleghi, invece della stilografica o dell’orologio, gli hanno regalato segretamente l’avventura che da sempre desiderava: incontrare, come in un romanzo di Pitigrilli, una bellissima e disponibile ragazza in treno (luogo tipico degli sketch del vecchio teatro di rivista, basti pensare ai classici Totò e al Serchiapone di Walter Chiari); cambiare look e fuggire con lei a Venezia; passare una notte da sogno (ma con prezzi da incubo) all’hotel Danieli avendo come vicino di stanza Agnelli. Si cambia, si canta per poi tornare in jeans e camicia hippie, smessi i panni di monsieur Travet, alla moglie maniaca della pulizia che passa la lucidatrice con in testa i bigodini e pensa, vedendolo così cambiato, che sia diventato gay (ma nel 1977 si diceva frocio).
Con una trovata teatrale spiritosa i due vecchi coniugi decidono di cambiar marcia alla vita e il nostro organizza un remake della sua avventura, ma con la moglie, fingendo di non conoscersi: un altro sogno proibito piccolo-borghese. Effetti esilaranti, gran tenerezza in arrivo. In fondo, è come se qui Bramieri dicesse a Venezia di non far la stupida stasera.
Lo spettacolo
Lo show è geometrico ed esilarante in questa doppia e identica struttura: il primo tempo tutto della signorina di bella presenza che sta al gioco e, già pagata, scappa all’alba senza neanche dire ciao; il secondo tempo è un godimento di recitazione per merito di Valeria Valeri, magnifica attrice di vecchia e alta scuola, che si esibisce anche in una capriola da boogie woogie rispondendo con molta ironia ai desideri della nostalgia.
Come in molti spettacoli di Garinei e Giovannini il passato torna anche qui trionfatore: fra le varie musiche di Berto Pisano c’è un delizioso motivo che ci fa tornare in mente la vecchia Hollywood, quella amata da Garinei e soci (“Insieme a te vorrei ballare vorrei ballare Night and day…”), ma anche una sentimantal song che non ha nulla da invidiare allo stile più trash del vecchio Sanremo (“Quando dondola una gondola, è Venezia che ti ninnola…”). E si scopre che il tip tap si può fare anche con le mani. In mezzo ci sono i costi per notte del pubblicizzassimo Danieli, 102.600 lire che oggi sembrano una bazzecola, e la consueta polemica contro la televisione che ha ucciso il dialogo in famiglia; perfino una battuta sul Piccolo Teatro che ha sempre in cartellone L’opera da tre soldi. Bramieri ha la fortuna di trovarsi in mano un personaggio banalmente vero: un Mario qualunque che per un giorno si trasforma nel playboy che ha sempre sognato d’essere e vive il lusso dei settimanali patinati, senza conoscere il menù dei ricchi e il nome dei cocktail, convinto di avere un bel collo da cigno. Impacciato, patetico e provinciale al massimo, il nostro, prima a disagio con l’incantevole Paola Tedesco e il suo cagnolino, si trasforma poco alla volta nel seduttore vecchio stile, imparando il bon ton e mettendo i jeans. Ma il colpo di genio è rifare tutto con la stanca mogliettina, erede di una tradizione tutta italiana d’ipocrisia prematrimoniale, che troverà anche lei la forza di rifare i conti di tutta una vita: addormentata si sveglia. Anche per parlare, finalmente, in signorile e crepuscolare dialettica, del mistero del sesso e delle sue “misure”, chiamando in causa il Perseo di Cellini. Tutto scorre secondo le convenzioni di una convenzione e questo riuscito spettacolo, il primo prodotto e diretto dopo la morte di Giovannini, continua la gloriosa storia con i suoi eccellenti protagonisti, fra cui Coltellacci per scene e costumi e Gino Landi per le coreografie. Il segreto è che da uno spunto crepuscolare e quasi cecoviano, Bramieri, diretto da Garinei senza sbagliare un tempo e un riflesso, riesce a trarre materiale per una continua invenzione comica, anche patetica, ma con simpatia. Perché non c’è uno degli spettatori cinquantenni in platea (a proposito, in pensione a cinquant’anni!) che non si immedesimi col suo rappresentante peccatore originale Bramieri. Gondola, piccioni, grand hotel, il lusso dei sogni organizzati: è possibile farli anche con la moglie? Pieno di spunti ironici, di battute anche ciniche (“A che serve un diario se non t’ammazzi?”), teatralmente lo spettacolo è un continuo fuoco di trovate, che funzionano alla perfezione anche quando la storiella si raggomitola e si ripete, toccando perfino il momento dei ringraziamenti, quando tra gli applausi la moglie svela di aver capito la tresca extraconiugale del marito e di aver provveduto a rimandare il cagnolino a casa della Tedesco, che arriva a prendersi la sua razione di feste. Ed è inedita la scelta di far cantare e suonare le song dello show da quattro fratelli di origine siciliana, i Farruggio, dai trentacinque ai cinquant’anni, che fanno come un sol uomo inseguendo i nostri eroi anche nei momenti di privacy. (Maurizio Porro)
LA GRANDE COMMEDIA MUSICALE DI GARINEI E GIOVANNINI - Dicembre 2007
www.EDICOLAFABBRI.it
Lo consiglio perché: è una delle commedie più divertenti degli ultimi trent'anni, dove puoi osservare lo straordinario talento di Bramieri, capace di fare il clown con quel necessario patetismo, utile a identificarlo con la maggior parte del suo pubblico: è allegro ma dimostra di sapersi guardare dentro, sembrando uno del mucchio e non quell’attore di successo, avvertito e attento, che in realtà era... e puoi osservare la grande Valeria Valeri, qui in un’inedita veste di cantante-ballerina.
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17 gennaio 2008
ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER L’INCONTRO CON L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA"
Magnifico Rettore,
È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio".
Dal Vaticano, 17 gennaio 2008
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