7 aprile 2008

Indifferenti


Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, La Città futura

4 aprile 2008

IL SOGNO INTERROTTO (40 ANNI FA)


Era il 28 agosto 1963 quando Martin Luther King, davanti ai 200 mila della Marcia per il lavoro e la libertà, al Lincoln Memorial di Washington, pronunciò il fatidico discorso: "I have a dream... Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere".

Il sogno si è interrotto il 4 aprile 1968, quando King, il più giovane Premio Nobel per la Pace della storia (a 35 anni), fu ucciso in Tennessee.

Fonte: VANITY FAIR - 09.04.2008

3 aprile 2008

Anna Bonaiuto legge Dante

LEGGERE DANTE
Voci per il Poeta

Saloncino del Teatro della Pergola
Via della Pergola, 30
(Firenze)

Ogni lettura sarà introdotta da Riccardo Bruscagli


3 aprile 2008, ore 16.30

Anna Bonaiuto
Giustizia




Cosa vuol dire, per Dante, la ‘giustizia’?

00 intro.pdf

01 Inferno.pdf

02 Convivio.pdf

03 Inferno 6.pdf

04 Purgatorio 16.pdf

05 Paradiso 18.pdf

06 Paradiso 06.pdf

07 Bibliografia.pdf


Immagini e testi: Leggere Dante

2 aprile 2008

5 per mille

http://www.tommasino.org/


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Dona il tuo 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi alla Fondazione "Tommasino" Bacciotti Onlus, inserendo il seguente numero:


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1 aprile 2008

Mattinata fiorentina

23 marzo 2008

Buona Pasqua!

21 marzo 2008

Pace



Questo simbolo compie cinquant'anni...

Ma non si sente realizzato!

16 marzo 2008

Fate "Ciao!" a George W. Bush...

Che lo amiate oppure no, potete inviare un video messaggio di saluto a Bush quando, nel Gennaio 2009, lascerà la Casa Bianca.

L'indirizzo cui inviarli è: http://farewellmrpresident.com/beta

11 marzo 2008

Sempre boia è...


Eusebia (Bice Valori) - Rugantino (Atto 1°)

8 marzo 2008

8 Marzo


L'8 marzo non è "la festa delle donne", è "la giornata di lotta" delle donne. Nel 1908 in una fabbrica americana dove lavoravano solo donne, queste proclamarono uno sciopero e occuparono la fabbrica. Il padrone la sera chiuse a chiave i cancelli e per cause ignote, durante la notte, si sviluppò un incendio. 139 operaie sono morte arse vive.

Per ricordare questo tragico fatto, nel 1910 le compagne del Congresso internazionale delle donne socialiste hanno indetto l'8 marzo "giornata internazionale di lotta della donna". (Maria Rollero)




Ricordatevi di noi
siamo morte in una fabbrica
sfruttate sul lavoro
sfruttate a casa e fuori

Ricordatevi di noi
siamo morte ma non per sempre
noi vivremo eternamente
sinchè durerà la lotta

Siamo state assassinate
per avere scioperato
voi dovete vendicarci
vendicarci col lottare
vendicarci col creare

Creare un mondo nuovo
un mondo di giustizia
un mondo di uguaglianza
un mondo di libertà

Ricordatevi di Adele
l'hanno presto incarcerata
per avere contestato
per avere militato

L'hanno messa in una cella
una cella isolata
per paura che parlasse
con chi vuol sapere le cose

Saper di un mondo nuovo
un mondo di giustizia
un mondo di uguaglianza
un mondo di libertà

5 marzo 2008

ZIO PINO






Dalle nostre parti, dalle nostre parti quando si vuole bene ad una persona, ma bene veramente, la si chiama Zio, Don, quando gli vuoi bene in maniera particolare e gli porti un rispetto enorme, Padrino. In siciliano, Parrì. A noi è capitato di volere molto bene a una persona e anche se non era un parente per noi era u Zio Pino. Zio pino era una persona normale, non era né alto né basso, né bello né brutto, aveva le orecchie a sventola, le mani enormi, però aveva un sorriso, ma un sorriso di quelli che rideva sempre, sempre, anche quando non c’era niente da ridere lui rideva. Tanto che noi glielo dicevamo ‘Zio Pino, ma che minchia ci ridi?’. Zio Pino non beveva, non fumava, non bestemmiava, non diceva le parolacce, però aveva un difetto enorme, amava. Amava troppo. Zio Pino era un professionista dell’amore. Non aveva mogli ma amava quelle degli altri… non aveva figli, ma tutti sapevano che ce n’erano un sacco sparsi per la città. Insomma Zio Pino era malato d’amore. E col tempo si era aggravato, più amava e più voleva amare. Da questo punto di vista era diventato inaffidabile. Ma la cosa incredibile è che più era inaffidabile più veniva amato da tutti. Pensate che addirittura i mariti andavano da lui e gli dicevano ‘io devo partire, a casa mia non c’è nessuno, potrebbe venire ad amare un poco mia moglie?’ e lui entrava con la scusa della moglie e piano piano, sorridendo, amava tutta la famiglia. Noi glielo dicevamo ‘Zio Pino, si dia una calmata con tutto questo amore, perché sennò a lei finisce male’ ma lui niente, era cocciuto. Zio Pino era un amatore cronico. Era un amante dell’amore. Amava amare. Era un amante amatore innamorato dell’amore. Zio Pino, quando noi gli dicevamo di amare meno, lui ci rispondeva ‘picciotti, ma ci sono così tanti tipi di amore al mondo che non sapendo quale scegliere li ho presi tutti, l’amore per i padri, per le madri, per i figli, per i fratelli, per le sorelle, per se stesso’. Zio Pino, come si suol dire dalle nostre parti, era di tutt’altra pasta, Zio Pino era amante, ma amato da tutti. E ce ne siamo resi conto al suo funerale. Minchia quanta gente… minchia funerale… minchia pianti… meraviglioso, eccezionale… funerale bellissimo, a parte qualcuno che era li solo per il piacere di farsi vedere. C’era si un sacco di gente perché Zio Pino era amato da tutti, ma c’era un sacco di gente anche per il modo in cui Zio Pino se n’è andato. Perché quando una persona muore di vecchiaia piano piano ci si abitua all’idea. Quando uno muore di malattia anche li purtroppo piano piano ci si abitua pure. Ma quando uno muore com’è morto Zio Pino non ti dai pace. Sta rientrando a casa Zio Pino, è già davanti al suo portone, ha addirittura infilato la chiave. Un tizio a volto scoperto e con una pistola, si avvicina e dice ‘Parrì, questa è una rapina’. Zio Pino sorride, lo ama e risponde ‘me l’aspettavo’ e si gira di nuovo verso il portone. Il tizio con la pistola, signori, punta alla nuca e preme il grilletto. Il grilletto provoca la combustione delle polveri che generano il gas e consentono al proiettile di fuoriuscire. Il proiettile si muove nello spazio secondo una linea parabolica che comincia dalla bocca della pistola e termina al suolo, ma dopo centinaia centinaia centinaia e centinaia di metri. Ma se tu hai il culo di trovarti nel mezzo… A quel punto Padre Pino Puglisi cade a terra. In un attimo la notizia fa il giro di brancaccio. Tutti i suoi fratelli, tutte le sue sorelle, tutti accorrono increduli. Non era mai successo, un prete morto perché predicando l’amore stava disturbando la mafia. Ma pure lui, sapendo che aveva tutta questa passione per l’amore, se ne andava in giro a nuca scoperta. E dire che noi gliel’avevamo detto ‘Zio Pino con tutto questo amore si dia una calmata altrimenti a lei finisce male’. Ma lui era cocciuto. Molti dicono che lui sia morto e che noi dobbiamo elaborare il famoso lutto. Ma noi che lo conoscevamo bene, sappiamo che non si tratta di morte, ma di parto. Perché si può nascere in tanti modi… c’è un parto cesareo, quello naturale, quello in acqua e poi c’è un parto per uccisione. E noi che in vita non avevamo capito mai cosa provasse Zio Pino quando amava, adesso ci ritroviamo contagiati ad amare persino quel tizio con la pistola che poveretto, poveretto, senza saperlo, lo ha fatto nascere. Perché c’è un parto cesareo, quello naturale, quello in acqua e poi ce n’è uno per uccisione…

2 marzo 2008

Ho imparato...

  • Che la miglior aula del mondo è ai piedi di una persona anziana.
  • Che quando sei innamorato, si vede.
  • Che appena una persona mi dice: "Mi hai reso felice!", mi rende felice.
  • Che avere un bambino addormentato fra le braccia è una delle cose del mondo che più rendono sereni.
  • Che essere gentili è più importante dell'aver ragione.
  • Che non bisognerebbe mai dire no ad un dono fatto da un bambino.
  • Che posso sempre pregare per qualcuno, quando non ho la forza di aiutarlo in qualche altro modo.
  • Che non importa quanto la vita richieda che tu sia serio… ognuno di noi ha bisogno di un amico con cui divertirsi.
  • Che, talvolta, tutto ciò di cui uno ha bisogno è una mano da tenere ed un cuore da capire.
  • Che semplici passeggiate con mio padre attorno all'isolato nelle notti d'estate, quand'ero bambino, sarebbero stati miracoli per me da adulto.
  • Che la vita è come un rotolo di carta igienica… più ti avvicini alla fine, più velocemente va via.
  • Che dovremmo essere contenti per il fatto che Dio non ci da tutto quel che gli chiediamo.
  • Che i soldi non possono acquistare la classe.
  • Che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vita così spettacolare.
  • Che sotto il duro guscio di ognuno c'è qualcuno che vuole essere apprezzato e amato.
  • Che il Signore non ha fatto tutto ciò in un giorno solo. Cosa mi fa pensare che io potrei?
  • Che ignorare i fatti non cambia i fatti.
  • Che quando progetti di prenderti la rivincita su qualcuno, stai solo facendo in modo che quella persona continui a ferirti.
  • Che l'amore, non il tempo, guarisce tutte le ferite.
  • Che per me il modo più semplice di crescere, come persona, è circondarmi di gente più abile di me.
  • Che ogni persona che incontri merita d'essere salutata con un sorriso.
  • Che non c'è niente di più dolce che dormire coi tuoi bambini e sentire il loro respiro sulle tue guance.
  • Che nessuno è perfetto, fino a quando non te ne innamori.
  • Che la vita é dura, ma io sono più duro.
  • Che le opportunità non si perdono mai, qualcuno sfrutterà quelle che hai perso tu.
  • Che se dai rifugio all'amarezza, la felicità attraccherà da qualche altra parte.
  • Che desidererei aver detto una volta in più a mio padre che lo amavo, prima che se ne andasse.
  • Che ognuno dovrebbe rendere le proprie parole soffici e tenere, perché domani potrebbe doverle mangiare.
  • Che un sorriso è un modo non costoso di valorizzare i tuoi sguardi.
  • Che non posso scegliere come sentirmi, ma posso scegliere cosa farci.
  • Che quando tuo nipote neonato tiene il tuo mignolo nel suo piccolo pugno, sei agganciato per tutta la vita.
  • Che chiunque vuole vivere sulla vetta della montagna, tutta la felicità e la crescita si trovano mentre la si scala.
  • Che è meglio dare consigli in due sole circostanze: quando sono richiesti e quando c'è pericolo di morte.
  • Che meno tempo ci lavoro, più cose mi trovo fatte.

(Andy Rooney)

29 febbraio 2008

Il silenzio che uccide...

2197
SONO I GIORNI ORMAI PASSATI
DA QUANDO INGRID BETANCOURT
E' STATA SEQUESTRATA

Firma anche tu la petizione per la sua liberazione


Da Lettera dall’inferno a mia madre e ai miei figli di Ingrid Betancourt (Garzanti Libri)


Giungla colombiana
mercoledì 24 ottobre
ore 8 e 34
in un mattino piovoso, come la mia anima


Mia piccola mamma cara e adorata,
ogni giorno mi alzo e ringrazio Dio perché ho te. Ogni giorno apro gli occhi alle 4 e mi preparo, in modo da essere ben sveglia quando ascolterò i messaggi della trasmissione La carrilera de las 5. Ascoltare la tua voce, sentire il tuo amore, la tua tenerezza, la tua fiducia, il tuo impegno per non lasciarmi sola, ecco la mia speranza quotidiana. Ogni giorno chiedo a Dio di benedirti, di proteggerti e di consentirmi in futuro di restituirti tutto questo, di trattarti come una regina, accanto a me, perché non sopporto l’idea di trovarmi di nuovo lontana da te.
Qui la giungla è molto fitta, i raggi del sole vi penetrano a fatica. Ma è soprattutto un deserto di affetti, di solidarietà, di tenerezza, ed è per questo che la tua voce è il cordone ombelicale che mi lega alla vita. Sogno di abbracciarti così forte da rimanere incrostata a te. Sogno di poterti dire: «Mamma, mamita, non piangerai mai più per me, né in questa vita e neppure nell’altra». Ho chiesto a Dio che mi consenta un giorno di provarti tutto quello che tu significhi per me, di poterti proteggere e di non lasciarti mai più sola, nemmeno un secondo. Nei miei progetti di vita, se un giorno ritroverò la Libertà, mamita, voglio che tu pensi di vivere con noi, o con me. Mai più messaggi, mai più telefonate, mai più distanza, nemmeno un metro ci deve separare, perché io so che tutti quanti possono vivere senza di me, ma non tu. Mi nutro ogni giorno della speranza che staremo insieme, e vedremo che Dio ci mostrerà la strada e ci organizzeremo. Ma la prima cosa che ti voglio dire è che senza di te non sarei riuscita a resistere fino a ora. (…)
Mamita, sono stanca, stanca di soffrire. Sono stata, ho cercato di essere forte. Questi sei (quasi) anni di prigionia mi hanno dimostrato che sono meno coraggiosa,
intelligente e forte di quel che pensavo. Ho combattuto molte battaglie, ho cercato di scappare più di una volta, ho cercato di conservare la speranza così come si tiene la testa sopra il pelo dell’acqua. Ma oggi, mamita, mi sento sconfitta. Vorrei pensare che un giorno uscirò di qui, ma mi rendo conto che quello che è successo ai deputati, e che mi ha fatto molto soffrire, può capitare anche a me, in qualunque momento. Credo che sarebbe un sollievo per tutti. (…)
Mamita, per me è un momento molto duro. All’improvviso, vogliono delle prove della mia esistenza e così ti scrivo, la mia anima sospesa su questo foglio. Fisicamente, sto male. Non mangio più, mi manca l’appetito, perdo molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo che l’unica cosa positiva sia questa: non aver voglia di niente. Perché qui, in questa giungla, l’unica risposta è: «No». Allora è meglio non desiderare nulla, per restare almeno libera dai desideri. Sono tre anni che chiedo un dizionario enciclopedico per avere qualcosa da leggere, per imparare qualcosa, per mantenere viva la curiosità intellettuale. Continuo a sperare che me ne procurino uno, magari solo per compassione, ma è meglio non pensarci. Qui, qualunque cosa è un miracolo. (…)

Qui la vita non è vita, è solo un lugubre spreco di tempo. Vivo o sopravvivo, su un’amaca tesa tra due pali, ricoperta da una zanzariera e da una tenda che fa da tetto e mi lascia pensare che ho una casa. Ho una tavoletta su cui metto le mie cose, cioè il mio zaino con i miei abiti e la Bibbia, che è il mio unico lusso. È tutto pronto, così possiamo partire di corsa. Qui niente è di qualcuno, niente dura, l’unica costante sono l’incertezza e la precarietà. In qualunque momento, possono dare l’ordine di fare i bagagli, e ciascuno di noi deve dormire in fondo a qualunque buco, sdraiandosi ovunque, come gli animali. Per me sono momenti particolarmente difficili. Le mie mani diventano madide, il mio spirito si annebbia, finisco per fare qualunque cosa due volte più lenta del solito. Le marce sono un calvario, perché il mio equipaggiamento è molto pesante e riesco a portarlo a malapena. A volte i guerrilleros si prendono alcune delle mie cose per alleggerire il peso, ma mi lasciano «il vasellame», cioè quello che ci serve per lavarci e che pesa di più. È tutto così stressante, perdo le mie cose o me le confiscano, come i jeans che Mélanie mi aveva regalo per Natale, quelli che avevo addosso quando mi hanno presa. Non li ho più visti. L’unica cosa che sono riuscita a salvare è la giacca, ed è stata una benedizione, perché le notti sono gelide e non avevo nient’altro per proteggermi dal freddo. Prima, mi piaceva moltissimo fare il bagno nel fiume. Siccome sono l’unica donna del gruppo, ci devo andare quasi tutta vestita: calzoncini, camicia, stivali! Come le nostre nonne di una volta. Prima mi piaceva nuotare nel fiume, ma adesso non ho nemmeno più il fiato per farlo. Sono fiacca, freddolosa, sembro un gatto davanti all’acqua. Io che amavo l’acqua così tanto, non mi riconosco più. Durante la giornata avevo l’abitudine di fare un paio d’ore di ginnastica, a volte tre. Avevo inventato un attrezzo, una specie di banchetto fatto con dei rami, che avevo battezzato «step», pensando agli esercizi della palestra: l’idea era di salire e scendere, come se fosse stato uno scalino. Aveva un pregio, non occupava molto spazio. Perché a volte i campi sono così piccoli che prigionieri si trovano in pratica gli uni sugli altri. Ma da quando hanno diviso i gruppi, non ho né la voglia né l’energia di fare niente. Faccio qualche stiramento, perché lo stress mi blocca il collo, che mi fa molto male. Con gli stiramenti, lo split e tutto il resto, a volte riesco a rilassare un po’ il collo. Ecco tutte le mie attività, mamita. Faccio di tutto per restare silenziosa, parlo il meno possibile per evitare problemi. La presenza di una donna in un gruppo di uomini che sono prigionieri da otto o dieci anni è un problema. Ascolto rfi e la bbc, scrivo molto poco perché i quaderni si accumulano e trasportarli è un’autentica tortura: ho dovuto bruciarne almeno quattro. Inoltre, quando ci sono le ispezioni, ci prendono le cose a cui teniamo di più. Una tua lettera, che era riuscita a raggiungermi, mi è stata sequestrata dopo l’ultima prova di esistenza in vita, nel 2003. I disegni di Anastasia e di Stanis, le foto di Méla e Loli, lo scapolare di papà, un programma di governo in 190 punti che avevo annotato nel corso degli anni: mi hanno preso tutto. Ogni giorno mi resta un po’ meno di me stessa.

Ingrid Betancourt

28 febbraio 2008

LEGGERE DANTE - Voci per il Poeta

Programma 2008


29 febbraio 2008, ore 16.30
Toni Servillo
Amici

13 marzo 2008, ore 16.30
Gabriele Lavia
Donne

3 aprile 2008, ore 16.30
Anna Bonaiuto
Giustizia

15 aprile 2008, ore 20.30
Giulia Lazzerini
Ricchezza


Ogni lettura sarà introdotta da Riccardo Bruscagli


Saloncino del Teatro della Pergola
Via della Pergola, 30 - Firenze


Ingresso gratuito su prenotazione al numero 055.2675811

26 febbraio 2008

HURT



I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that's real
The needle tears a hold
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything


[Chorus:]
What have I become
My sweetest friend
Everyone I know goes away
In the end
And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt


I wear this crown of thorns
Upon my liar's chair
Full of broken thoughts
I cannot repair
Beneath the stains of time
The feelings disappear
You are someone else
I am still right here


[Chorus:]
What have I become
My ssweetest friend
Everyone I know goes away
In the end
And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt


If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way

24 febbraio 2008

Corso di fiorentino

ABBOLLORE: Di qualcosa estremamente calda. "La minestra è abbollore!" (da bollore)

A UFO: A sbafo. Dalla sigla A.U.F. (ad usum fabricae), posta sui materiali destinati alla costruzione del Duomo di S. Maria del Fiore, esenti da ogni dazio e gabella

AZZANELLA: Parte della carreggiata esterna all'asfaltatura, spesso dissestata.

CHIORBA: Testa. "Che chiorba dura tt'hai!"

PEZZOLA: Fazzoletto, spec. di grandi dimensioni.

TATTAMEO: persona stupidotta, bischera. "tu sei proprio un tattameo"

TOCCO: L'una, le tredici, riferito all'ora: "Che ora è?" L'é il tocco e un quarto!"

TU' NE TOCCHI!: Letteralmente, ti picchio, usato in maggioranza dai genitori verso i figli capricciosi. In alternativa: "tu ne buschi"

VOLERCI LE BINDE: Con grande sforzo e tempo. Da binda, argano [dall'alto tedesco antico 'winde', argano]

ARRIVARE DOPO I FOCHI (DI SAN GIOVANNI): A Firenze, a giugno, si festeggia la festa del santo patrono (San Giovanni Battista). Questa festa comprendeva tornei, un palio di cavalli (ricordato da Dante e Boccaccio), una fiera. Alla fine c´erano i fuochi sui quali si facevano saltare uomini e bestie in base alla tradizione della benedizione `per ignem´. Arrivare a fuochi spenti significa arrivare a cose fatte.

CHE S'HA A' IRE?: andiamo via? Letteralmente: che s'ha ad andare via?

BISCHERO: Persona poco acculturata e poco furba, che assume atteggiamenti chiaramente poco convenevoli e poco convenienti. L'origine di questo termine non è chiaro, anche se l'ambiente è chiaramente quello Toscano, da Firenze fino alla maremma. Per qualcuno deriva dall'organo genitale maschile, per altri dal cognome d'una antica famiglia fiorentina celebre per gli investimenti finanziari sbagliati, per altri ancora dalla chiave che regola gli strumenti a corda, per finire con il bischero di padule, che è quell'arbusto che cresce sulle sponde delle paludi, o dei fossi d'acqua ferma, che avendo il peso sulla sua estremità, è sempre in continuo ondeggiamento, per cui ogni piccola ventata lo muove, come il bischero che si lascia convincere dal primo venuto, senza valutare "con la zucca" sulle spalle. Quindi, anche se usato in maniera scherzosa ed abbastanza colloquiale, significa stupidotto, scemotto, quando non significhi qualcosa di peggio: dipende quindi anche dal tono di voce che viene usato, e dal contesto in cui viene detto. Dall'aggettivo personale, deriva anche l'aggettivo più relativo ad una situazione o ad un contesto: quando si commette una bischerata, significa che si è fatto un qualcosa senza pensarci troppo su, ed il risultato è stato chiaramente fallimentare, come del resto sarebbe stato lecito attendersi, se solo ci avessimo pensato un poco prima di agire!

AVERE LE CHECHE: O anche le Idee, significa assumere un comportamento da cui traspare con evidenza o un certo stimolo sessuale, oppure una lieve insanezza temporanea che porta a fare discorsi poco sensati. nb: io sapevo che si diceva anche di chi è agitato "icchè tu c'hai le cheche?"

EH! SE FOSSI NE' MI' CENCI...!: Richiamo di colui che parla, alle proprie condizioni di gioventù. oggi si dice anche quando si sta poco bene e ci si riferisce a quando la forma fisica era al top "se fossi ne' mi cenci altro che andare a letto a mezzanotte!"

GANZO: Aggettivo che indica, con una certa ammirazione, qualcosa che è capace di stupire. Indica però anche l´amante della moglie o del marito.

GINGILLONE: Colui che è lento nel fare le cose, che magari ne inizia molte e non ne conclude una.

GORA: Traccia salina che viene lasciata dal sudore estivo o primaverile sotto le ascelle delle camicie.

BONA UGO!: Buonanotte... oppure Figuriamoci!

TUMM'HAI BELLE DIVERTITO!: Mi hai gia' stufato.

PETTATA: Dicesi di pendio molto ripido e difficoltoso. Esempio - Manca ancora molto per arrivare in cima?- Sì, bada che pettata c'è da fare ancora!!!

PUNTO : Non è punto la macchina Fiat, ovvero, non è per nulla la macchina Fiat. Punto è proprio un avverbio di negazione assoluta, che sta a significare che di quella cosa, non ce ne sta proprio neanche una piccolissima parte. "C´hai del pane? Non ce n´ho proprio punto! A si?" "Non va punto bene!" "Si sta bene oggi, non fa punto freddo"

DIACERE : Dormire. Es.: "A ì' tocco si va a desinare e dopo si va a diacere a letto ".

O COME TU TI SEI CONCIATO?: Sei vestito male; sei di brutto aspetto.

GIUEEEEE!!! : Esclamazione di stupore

S'ANDA' BENE DI PERRIDERE...!: Frase usata in maniera ironica quando le cose non vanno per il verso giusto. Es.: " M'hanno fatto la multa anche stamattina... eh s'anda' bene di perridere...!"

FAVA: Organo genitale maschile, lo si puo' usare per sostituire"bischero". Es.: " tussei proprio una fava! " da cui viene anche essere sfavato per dire scocciato, girato di ..

ESSERE IN CIAMPANELLE: Stare male... "non essere nei propri cenci"

FARE COME IL MOSCONDORO, CHE GIRA GIRA CASCA SEMPRE NELLA MERDA: Quando un gruppo o una persona non si decide per un posto, un ristorante, una spiaggia e rischia di finire in un postaccio

ESSERE PIU' SUDICIO DEL COCO LANDINO (O COCO LEZZONE): Evidentemente uno chef lercio

ESSERE PIU' DURO DEI SAMMORESI: Si dice perchè gli abitanti di San Mauro a Signa hanno fama di zucconi

PERETOLA (O SESTO), BROZZI E CAMPI E' LA PEGGIO GENIA CHE CRISTO STAMPI: Questi paesi avevano un tempo una sgradevole fama (Malaparte scrive che i pratesi avevano paura a passare per Campi di notte)

BURRASCHE E PUTTANE LE VENGAN DI PISTOIA: Le nubi nere vengono sempre da ovest...
LEATI DA TRE PASSI: Modo elegante per mandare al diavolo qualcuno, letteralmente spostati di 3 passi.

MEGLIO UN MORTO IN CASA CHE UN PISANO ALL'USCIO!: Non ha bisogno di spiegazioni...

SENZA LILLERI, UN SI LALLERA: Senza quattrini non si fa nulla

COSA C'ENTRA IL CULO CON LE QUARANTORE?: L´origine di questo modo di dire fiorentino è attribuita ad un incidente avvenuto in una chiesa fiorentina, durante posizione solenne del Santissimo Sacramento, pratica conosciuta col nome di "Quarantore". Nella chiesa gremita di fedeli sembra che una donna, avvenente e formosa, si sentisse toccare affettuosamente da uno che le stava dietro le sue rimostranze, il colpevole cercò di spiegarle più con i gesti che con le parole che l´aveva fatto senza malizia, a causa del pigia-pigia: "Sono le Quarantore!", bisbigliò candidamente. Al che l´onesta popolana ribattè indignata ed a voce concitata: "Cosa c´entra il c.... con le Quarantore". E dal suo punto di vista, non aveva torto!

DARE LE PASTE: Stravincere, stracciare gli altri concorrenti con tanto anticipo da avere il tempo di cuocere una pastasciutta.

DARE DI BARTA: Ribaltare, capovolgersi. io sapevo uscire di senno. tipo quando uno è ubriaco

FARE FORCA: Saltare la scuola.

COME BERE UN OVO: Facilmente.

AVERE LA BOTTEGA APERTA: Eufemismo per "avere i pantaloni sbottonati davanti". "Tu hai la bottega aperta" dice uno, "bah" fa l'altro, abbottonandosi senza fretta "tanto ì padrone gli è un bischero".

ALLAMPANATO: Persona magrissima: "Secco allampanato"

BRINDELLONE: Persona molto sciatta o trasandato. Oppure, scherzoso, giovanottone non aitante nè ben messo (usato per lo più in questo senso)

CIGNATA: Letteralmente, colpo inferto con una cigna (cinghia, cintura), usato però anche per indicare un forte colpo inferto in generale.

DESINARE: sing. masch. Il pasto principale della giornata, di solito a mezzogiorno. "Dopo desinare" ossia, dopo pranzo. "vo a desinare" ovvero vado a pranzo.

TAMBURLANO: Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per "Mi hai fatto una testa come un tamburlano", mi hai rintronato con le chiacchere o col frastuono.

DARE I' PANE A FETTE: Fare male, picchiare... "E te lo do io i' pane a fette!!!"

AVE' BEUTO L'ACQUA A I' PORCELLINO: Essere Fiorentini a tutti gli effetti...

CINCI: Pene, per lo piu' piccolo o di bambino.

A CINCI SCIOLTO (A BISCHERO SCIOLTO): A briglia sciolta, senza freni.

20 febbraio 2008

Calenzano: i' mi' paesello

18 febbraio 2008

Risparmio energetico

IL PENSIERO DEBOLE
2/11/2007



LUCIANA LITTIZZETTO
Ma pensa un po’. Il Monte Bianco è cresciuto di due metri. Beato lui. Escludendo che sia un fatto ormonale, se no gli spuntavano anche le tette, come la mettiamo? Dicono che sia un accumulo di ghiaccio. Ma il pianeta non si stava surriscaldando? Qui non si capisce più niente. Neanche sulla temperatura della Terra riescono a mettersi d'accordo. Però continuano a trifolarci l'anima con ’sta storia del risparmio dell’energia. Noi facciamo di tutto. Chiudiamo i rubinetti quando ci laviamo i denti e ci facciamo venire la schiuma alla bocca come i dobermann, le lavatrici le facciamo di notte come i carbonari, mettiamo le lampadine a basso consumo che quando le accendi per un quarto d’ora ti sembra di stare in una stalla, e chiudiamo il frigo quando ancora abbiamo mezza mano dentro a costo di tranciarcela via per non lasciare il frigo aperto. Però qualcuno mi deve spiegare, mi deve dare un motivo uno del perché, nelle città si lasciano interi grattacieli di uffici tutti accesi per tutta la notte e nessuno dice nulla. Non c’è uno che fa un plissè. Torrioni accesi a giorno. Luminarie da casinò di Las Vegas. Con un computer ad ogni scrivania acceso pure quello. Ma che ci vuole a obbligare gli uffici a spegnere le luci?

E già che ci siamo, a installare le lampadine a basso consumo? Ci avete fatto venire due lampadari di Murano così, con le «basso consumo » e poi? No, perché io posso anche leggere a letto solo alla luce del lampione di sotto per risparmiare energia, ma se poi mi sta completamente acceso il grattacielo di fronte mi sento lievemente presa per il culo. E i frigoriferi dei supermercati? Ne vogliamo parlare? Che fa un freddo che neanche in Alaska? Che se tu passi per il corridoio degli yogurt ti devi mettere il passamontagna e le moffole e arrivi alla cassa coi baffi pieni di brina? Non è spreco di energia anche quello? E’ il caso di tenere le mozzarelle alla temperatura degli igloo? Mi chiedo. Che se compri un etto di burro poi per cucinare devi stirarlo altrimenti ti tocca tagliarlo con la motosega? Ci sono frigoriferi a banco lunghi sessanta metri. All’altezza dei salami ti comincia a colare il naso, ai latticini hai la punta delle dita blu, davanti alla pasta per le pizze cominci ad avere la broncopleurite, quando arrivi al latte fresco e yogurt hai tutti i sintomi del congelamento e ti butti sul girarrosto coi polli che sfrigolano perché ti sembra di entrare in una baita al caldo. Ma mettete una porta a ’sti frigo. Che consumano un lago artificiale di corrente al giorno. E i led luminosi che noi dobbiamo spegnere pena la distruzione del pianeta? Quegli occhietti rossi che ci guardano dalla sala? Noi li spegniamo, sì sì. Poi andiamo al super e ci sono 42 televisioni accese che trasmettono tutte lo stesso programma. Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei? I casi sono due. O cercate di risolvere in qualche modo la questione o se no dite: il risparmio energetico era una delle solite nostre cazzate, fate pure quel che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i denti nella vasca da bagno!

Fonte: LASTAMPA.it

16 febbraio 2008

MONA LISA




Mona Lisa, Mona Lisa
Men have named you
You're so like the lady with the mystic smile
Is it only cause you're lonely
They have blamed you
For that Mona Lisa strangeness in your smile

Do you smile to tempt a lover, Mona Lisa
Or is this your way to hide a broken heart
Many dreams have been brought to your doorstep
They just lie there, and they die there
Are you warm, are you real, Mona Lisa
Or just a cold and lonely, lovely work of art

[Instrumental Interlude]

Do you smile to tempt a lover, Mona Lisa
Or is this your way to hide a broken heart
Many dreams have been brought to your doorstep
They just lie there, and they die there
Are you warm, are you real, Mona Lisa
Or just a cold and lonely, lovely work of art

Mona Lisa, Mona Lisa

13 febbraio 2008


Credo che non capiate: non mi sento totalmente perso in un universo ostile e ghiacciato; sono totalmente perso in un universo ostile e ghiacciato.