NOSTALGIE
CHARIOT - BETTY CURTIS
RIDERÀ - LITTLE TONY
AMORE DISPERATO - NADA
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Propongo di lasciare la fiamma spenta e che in quella occasione, nella cerimonia di apertura, ci sia un momento di meditazione generale. Anche il mondo sportivo deve meditare sulle sue colpe. Se si parla tanto di valori, morale, solidarietà e libertà, anche il mondo sportivo non è esente da questo.
Io dico, non accendiamo questo fuoco, così è spento e ce l’avremo sempre presente che non brucia, che c’è qualcosa di importante. Per riaccenderlo bisogna fare tutti qualche cosa.... non ci si può bendare gli occhi, non si può andare lì e fare questa grande festa senza rendersi conto di quello che sta succedendo. Magari le Olimpiadi in sé avessero questo grande potere. Deve essere il mondo intero, che lavora ai fianchi di questo Paese, la Cina, che si trova a vivere questa evoluzione esagerata, improvvisa, che però deve anche pensare che oltre al business ci sono altre cose importanti, perché se si riuscisse a vivere nel rispetto credo che sia meglio. Questo però vale anche per noi, che siamo un Paese libero, però non sempre...
(Sara Simeoni)
Fonte: IL SECOLO XIX.it
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Rosa Priore (Sophia Loren) - Zia Memé (Pupella Maggio)
Sabato, Domenica e Lunedì (1990)
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Fonte: Lucky Red Film e Cinema
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TITOLO ORIGINALE: Teatro di Guerra
DURATA: 113 min. ca
ANNO: 1998
REGIA: Mario Martone
CAST: Anna Bonaiuto, Iaia Forte, Andrea Renzi, Maurizio Bizzi, Giovanna Giuliani
GENERE: Teatro
NAZIONALITÀ: Italia
SINOSSI: Napoli, 1994. Durante la guerra civile jugoslava un gruppo di attori teatrali, sceglie di mettere in scena una rilettura del testo di Eschilo I Sette Contro Tebe e di portare lo spettacolo nella Sarajevo assediata come atto di solidarietà culturale. Le prove hanno luogo nei quartieri spagnoli, a Napoli, e diventano l'occasione per mettere a nudo tutti i problemi e le incoerenze degli interpreti. Vite, destini e passioni si intrecciano tra scena e realtà. Sullo sfondo un fedele spaccato della città partenopea anch'essa piena di contraddizioni.
COMMENTO: Teatro di Guerra è un film piccolo, ma grande per i temi, la regia, le musiche e l’interpretazione del cast.
Il teatro pervade tutto il film: le prove, con l’interpretazione piena d’energia degli attori; il conflitto tra teatro indipendente e compagnie stabili; l’indifferenza delle autorità alle iniziative culturali.
Lo spettacolo è pronto, ma la festa della prima si conclude nell'amarezza, perché il progetto di allestire lo spettacolo a Sarajevo non si realizza, eppure il tentativo di esprimere solidarietà con la guerra lontana attraverso la propria guerra quotidiana non è stato vano.
Un omaggio al teatro e al suo valore culturale, storico e sociale, da un grande regista del teatro e del cinema italiano.
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Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo un saluto alla bara del giudice Falcone, hanno bisogno di una risposta. Hanno bisogno di protezione. I ragazzi sono stanchi dei boss al potere; i ragazzi non possono stare a vedere, la terra sulla quale crescerà il loro frutto bruciato ed ogni loro ideale distrutto. I ragazzi denunciano chiunque acconsenta col proprio silenzio un'azione violenta. I ragazzi sono stanchi e sono nervosi, in nome di Dio a fanculo i mafiosi. I ragazzi denunciano chi guida lo stato per non essersi mai abbastanza impegnato, a creare una via per chi vuole operare, senza esser costretto per forza a rubare, a creare una via per gli uomini onesti, per dare ai bambini valori robusti che non crollino appena si arriva ai 18, accorgendosi che questo mondo è corrotto. I ragazzi non credono ad alcuna parola di quello che oggi c'insegna la scuola. I ragazzi diffidano di ogni proposta non stanno cercando nessuna risposta, ma fatti, giustizia, rigore morale da parte di chi calza questo stivale. I ragazzi hanno il tempo che gli tiene in ostaggio, ma da oggi hanno deciso di farsi coraggio, cultura di pace, coraggio di guerra, il coraggio di vivere su questa terra e di vincere qui questa nostra battaglia, perché quando nel mondo si parla d'Italia non si dica soltanto la mafia, i mafiosi, perché oggi è per questo che siamo famosi, ma l'Italia è anche un'altra, la gente lo grida: i ragazzi son pronti per vincere la sfida.
(Jovanotti)
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