8 agosto 2008

NOSTALGIE

MA CHE FREDDO FA - NADA




CHARIOT - BETTY CURTIS




RIDERÀ - LITTLE TONY




AMORE DISPERATO - NADA

4 agosto 2008

4 Agosto 1978: il salto mondiale di Sara Simeoni



Propongo di lasciare la fiamma spenta e che in quella occasione, nella cerimonia di apertura, ci sia un momento di meditazione generale. Anche il mondo sportivo deve meditare sulle sue colpe. Se si parla tanto di valori, morale, solidarietà e libertà, anche il mondo sportivo non è esente da questo.

Io dico, non accendiamo questo fuoco, così è spento e ce l’avremo sempre presente che non brucia, che c’è qualcosa di importante. Per riaccenderlo bisogna fare tutti qualche cosa.

... non ci si può bendare gli occhi, non si può andare lì e fare questa grande festa senza rendersi conto di quello che sta succedendo. Magari le Olimpiadi in sé avessero questo grande potere. Deve essere il mondo intero, che lavora ai fianchi di questo Paese, la Cina, che si trova a vivere questa evoluzione esagerata, improvvisa, che però deve anche pensare che oltre al business ci sono altre cose importanti, perché se si riuscisse a vivere nel rispetto credo che sia meglio. Questo però vale anche per noi, che siamo un Paese libero, però non sempre...

(Sara Simeoni)

Fonte: IL SECOLO XIX.it

1 agosto 2008

Le conseguenze dell'amore...



Titta di Gerolamo (Toni Servillo)

Le conseguenze dell'amore (2004)

23 luglio 2008

LA MIA SERA




Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E`, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.

(Giovanni Pascoli - Canti di Castelvecchio)




14 luglio 2008

'O 'rraù

Rosa Priore (Sophia Loren) - Zia Memé (Pupella Maggio)

Sabato, Domenica e Lunedì (1990)

11 luglio 2008

Dopo vent’anni di vita ho capito che vale la pena abitare sulla terra. A venticinque anni ho capito che la luce e l’ombra sono i lati opposti della medesima cosa, che il luogo illuminato dal sole viene sempre raggiunto dall’ombra. Ecco ciò che penso ora, a trent‘anni: più profonda è la gioia più intensa è la tristezza, più grande è il piacere più acuta è anche la sofferenza. Se si tenta di separarli si perde se stessi. Se si prova a disfarsene crolla il mondo.

(Natsume Soseki - Guanciale d’erba)

2 luglio 2008

Ingrid Bétancourt libérée!

30 giugno 2008

LA PRIMA COSA BELLA

24 giugno 2008

SAN GIOVANNI

Alcuni proverbi e modi di dire sul giorno di San Giovanni

"San Giovanni non vuole inganni".
Il detto si riferisce all’effigie del Santo Patrono raffigurata sul Fiorino, la moneta coniata a Firenze (d'argento dal 1235 e d'oro dal 1252), dietro il Giglio, rendendo il Protettore della città garante della lega metallica di cui é composta la moneta, che doveva contenere esattamente 3,54 grammi d’oro.

"Per le guazze di San Giovanni si miete".
"La rugiada della notte di San Giovanni facendo di molto temere i contadini, procurano quando possono di mietere il grano prima ch'essa giunga" (Placucci)

"A San Marco nato, a San Giovanni assettato".
Il proverbio si riferisce ai bachi da seta che alla fine di giugno salivano nel bosco per fare il bozzolo.

"La notte di San Giovanni entra il mosto nel chicco"
E' una credenza diffusa, riportata in molti dialetti. In questo periodo comincia la formazione degli zuccheri nel chicco d'uva. Gli zuccheri fermenteranno nel mosto dopo la vendemmia.
La festa di San Giovanni "fu particolarmente sentita in passato: era considerata il Natale dell'estate e connessa al ciclo solare come la nascita del Signore. Per questo si collega sovente ad antichi culti solari: nella notte si crede che avvengano strani prodigi e meraviglie suggerite dalla fantasia del solstizio solare. Si accendono fuochi, si fanno veglie, ecc" (C. Lapucci, A. M. Antoni: I proverbi dei mesi).

"Per San Giovanni si svellon le cipolle e gli agli"
Le cipollle e gli agli sono da raccogliere, siamo alla fine di giugno.

"A San Giovanni l'alveare spande,a San Martino l'alveare è pieno".
Con l'estate le api sciamano e tornano per il freddo. San Martino è l'11 novembre.

22 giugno 2008

Il teatro...

20 giugno 2008

PASSAPORTO ALL'IRANIANA


Di Nahal Tajadod
EINAUDI
€ 15,80



Traduzione di Camilla Testi

A Teheran, per rinnovare il passaporto bisogna fare quarantotto ore di coda e attendere un mese. Chi non vuole aspettare, si affida a chi ha fatto dell'arte di arrangiarsi una filosofia di vita. Anche Nahal, la protagonista del romanzo, compie questa scelta: entrerà così in contatto, in un crescendo di situazioni esilaranti, con un'infinità di personaggi sorprendenti e imprevedibili che con uno slancio di filantropia, o con un gesto di corruzione, cercano di portarla alla meta agognata.

Vuole tornare a Parigi, dove da molti anni ormai vive, l'iraniana protagonista di questo romanzo. Ma deve rinnovare il passaporto, operazione per cui, anche in Iran, come in ogni paese del mondo, sono necessarie delle fotografie. E proprio nell'atelier Ecbatana ha inizio l'epopea di Nahal, costretta dapprima a sottostare alle severe norme islamiche in fatto di ritratti e poi, assistita da un medico legale che baratta organi e che afferma di avere gli agganci giusti, affrontare la folle macchina burocratica dell'Ufficio centrale dei passaporti di Teheran.
Nella sua avventura non sarà però sola, perché con il passare dei giorni, dodici in tutto, il medico intrallazzatore sarà affiancato da un numero infinito di persone che, con motivazioni più o meno filantropiche, si mobilita per aiutarla. Portinai, taxisti, traduttori, burattinai, dietologi, amici, tecnici televisivi, domestiche (e loro figli oppiomani), tenutarie di bordelli, parenti di primo, secondo e terzo grado, insomma mezza Teheran consiglia, critica, offre tè e accetta caffè (francese), corrompe e si fa corrompere, talvolta recita le poesie di Rumi, immancabilmente intavola ta'orof, gli infiniti convenevoli che regolano i rapporti sociali fra gli iraniani.
Nahal Tajadod rappresenta con un ritmo serrato e molto senso dell'umorismo la vita quotidiana nel paese dei mullah, collocando al centro del romanzo gli abitanti di Teheran con le loro storie minute ma ricche di poesia e umanità. (EINAUDI)


«Passaporto all'iraniana ci racconta gli iraniani da una nuova prospettiva. È un libro pieno di ironia e di affetto.» (Azar Nafisi, autrice di Leggere Lolita a Teheran)


Lo consiglio perché: annulla l’mmagine cupa della società iraniana, che i nostri media ci rimandano e ci mostra una città “che resiste”, grazie alla solidarietà e alla complicità tra i cittadini.

15 giugno 2008

Una frase di Andreotti (Toni Servillo) nel film Il divo di Paolo Sorrentino. Che dice tutto. E niente.

“La verità no; è la fine del mondo. E noi non possiamo consentire la fine del mondo per una cosa giusta. Abbiamo un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa. E lo so anch’io”. C.T.

Fonte: ANNA n.24 - 19 GIUGNO 2006

10 giugno 2008

IL FASCIOCOMUNISTA


Di Antonio Pennacchi
MONDADORI
€ 17,00


Accio Benassi nel 1962 ha dodici anni. È in seminario. Deve farsi prete. Quando c'è entrato sognava di diventare missionario ed essere mangiato dai cannibali. Ma adesso s'è stufato, vuole tornare a casa, a Latina. Lì però non lo accolgono con la banda, come si aspettava lui. In famiglia sono troppi e non c'è spazio: sette tra fratelli e sorelle, più padre operaio e madre manesca. Rompe gli equilibri, comincia a litigare con tutti e diventa, appunto, Accio, il disturbatore della quiete. Scappa di casa, non va più a scuola, s'iscrive al Msi. Gira con la catena sotto l'impermeabile, entra ed esce dalla questura. Non riesce ad avere una donna, conosce una ragazza di Milano e se ne innamora. Lo espellono dal Msi, entra nel Movimento Studentesco, partecipa alle prime occupazioni all'università, diventa maoista. Accio Benassi è un personaggio come da tempo non se ne vedevano nella letteratura italiana: ribelle, attaccabrighe, goffo, innamorato, illuso, ingenuo, disubbidiente, sentimentale, arruffapopoli. (Mondadori)


Lo consiglio perché: il ritmo incalzante e la scrittura secca, infarcita di espressioni dialettali, la miriade di personaggi raccontati con umanità ed ironia, lo rendono uno dei migliori romanzi di questi ultimi anni.

5 giugno 2008

Le Frasi Celebri di Giulio Andreotti

  • A pensar male del prossimo si fa peccato, ma ci si indovina.
  • Il potere logora chi non ce l’ha.
  • Il vero giudizio viene dal basso.
  • Non ho vizi minori.
  • Mi dicono che quando gli riferivano di un sacerdote in crisi, Pio XI domandava come si chiamasse la signora.
  • Mi permetta Santità ma lei non conosce il Vaticano.
  • La cattiveria dei buoni è pericolosissima.
  • Ho la coscienza di essere di statura media, ma se mi giro attorno non vedo giganti.
  • Ho il vantaggio di appartenere sia al Vecchio che al Nuovo Testamento.
  • Io non ho programmi personali, ma aspirazioni. Anzi, una sola aspirazione: quella di morire in grazia di Dio, il più tardi possibile.
  • Le sentenze dei giudici non si discutono. Si appellano.
  • La dittatura più difficile a odiarsi è la propria.
  • Spiegare l’Italia agli stranieri non è sempre facile. Dai noi i treni più lenti si chiamano accelerati e Il Corriere della Sera esce al mattino.
  • A parte le guerre puniche mi hanno attribuito veramente tutto.
  • Non bisogna mai lasciare tracce.
  • È stato giustamente detto che l’italiano che ha realizzato di più fu Cristoforo Colombo che non sapeva dove andava ed ignorava dove fosse arrivato. Non è un esempio da imitare ma forse una ragione di conforto.
  • Se è vero che un cristiano deve porgere l’altra guancia, è anche vero che il Signore, con molta intelligenza, di guance ce ne ha date soltanto due.
  • Non ho mai creduto che sia possibile distinguere gli uomini in due categorie, angeli e diavoli. Siamo tutti medi peccatori.
  • Sappiamo dal Vangelo che quando fu chiesto a Gesù che cosa fosse la verità, lui non rispose.

Fonte: Lucky Red Film e Cinema

3 giugno 2008

Onore al merito…











Ci ha creduto...
Ci ha messo del suo...
Ha dimostrato di saper perdere...

... magari ha già in serbo la "rivincita"!?


1 giugno 2008

A Napoli



25 maggio 2008

61esimo FESTIVAL DI CANNES


Gran Premio della Giuria



Toni Servillo



Premio della Giuria

24 maggio 2008

TEATRO DI GUERRA


TITOLO ORIGINALE: Teatro di Guerra
DURATA: 113 min. ca
ANNO: 1998
REGIA: Mario Martone
CAST: Anna Bonaiuto, Iaia Forte, Andrea Renzi, Maurizio Bizzi, Giovanna Giuliani
GENERE: Teatro
NAZIONALITÀ: Italia


SINOSSI: Napoli, 1994. Durante la guerra civile jugoslava un gruppo di attori teatrali, sceglie di mettere in scena una rilettura del testo di Eschilo I Sette Contro Tebe e di portare lo spettacolo nella Sarajevo assediata come atto di solidarietà culturale. Le prove hanno luogo nei quartieri spagnoli, a Napoli, e diventano l'occasione per mettere a nudo tutti i problemi e le incoerenze degli interpreti. Vite, destini e passioni si intrecciano tra scena e realtà. Sullo sfondo un fedele spaccato della città partenopea anch'essa piena di contraddizioni.


COMMENTO: Teatro di Guerra è un film piccolo, ma grande per i temi, la regia, le musiche e l’interpretazione del cast.
Il teatro pervade tutto il film: le prove, con l’interpretazione piena d’energia degli attori; il conflitto tra teatro indipendente e compagnie stabili; l’indifferenza delle autorità alle iniziative culturali.
Lo spettacolo è pronto, ma la festa della prima si conclude nell'amarezza, perché il progetto di allestire lo spettacolo a Sarajevo non si realizza, eppure il tentativo di esprimere solidarietà con la guerra lontana attraverso la propria guerra quotidiana non è stato vano.
Un omaggio al teatro e al suo valore culturale, storico e sociale, da un grande regista del teatro e del cinema italiano.

(Lucky Red)

23 maggio 2008

CUORE



Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo un saluto alla bara del giudice Falcone, hanno bisogno di una risposta. Hanno bisogno di protezione. I ragazzi sono stanchi dei boss al potere; i ragazzi non possono stare a vedere, la terra sulla quale crescerà il loro frutto bruciato ed ogni loro ideale distrutto. I ragazzi denunciano chiunque acconsenta col proprio silenzio un'azione violenta. I ragazzi sono stanchi e sono nervosi, in nome di Dio a fanculo i mafiosi. I ragazzi denunciano chi guida lo stato per non essersi mai abbastanza impegnato, a creare una via per chi vuole operare, senza esser costretto per forza a rubare, a creare una via per gli uomini onesti, per dare ai bambini valori robusti che non crollino appena si arriva ai 18, accorgendosi che questo mondo è corrotto. I ragazzi non credono ad alcuna parola di quello che oggi c'insegna la scuola. I ragazzi diffidano di ogni proposta non stanno cercando nessuna risposta, ma fatti, giustizia, rigore morale da parte di chi calza questo stivale. I ragazzi hanno il tempo che gli tiene in ostaggio, ma da oggi hanno deciso di farsi coraggio, cultura di pace, coraggio di guerra, il coraggio di vivere su questa terra e di vincere qui questa nostra battaglia, perché quando nel mondo si parla d'Italia non si dica soltanto la mafia, i mafiosi, perché oggi è per questo che siamo famosi, ma l'Italia è anche un'altra, la gente lo grida: i ragazzi son pronti per vincere la sfida.

(Jovanotti)

22 maggio 2008

FIRMINO. Avventure di un parassita metropolitano


Di Sam Savage
Einaudi
€ 14,00


Traduzione di
Evelina Santangelo


Firmino è la voce di tutti quelli che considerano la lettura e la fantasia il cibo più prezioso per l'anima. Un magico racconto dickensiano nero, divertente e malinconico sul potere di redenzione della Letteratura.


La storia del topo Firmino che si ciba di libri per non morire di fame ha incantato i lettori di tutto il mondo, che lo hanno eletto a simbolo di quella figura emarginata, ma ostinata, che è il lettore di romanzi nella nostra società. (EINAUDI)


Non ne potevo più di topi. Sono ovunque: al cinema, in televisione, nei fumetti, nelle fogne sotto casa. Poi ho conosciuto Firmino.
Solo un topastro sfigato e malinconico come lui mi poteva rimettere in pace con il mondo dei roditori. (Niccolò Ammaniti)

Firmino, il topo che Walt Disney avrebbe inventato se solo fosse stato Borges. Se leggere è il vostro piacere e il vostro destino, questo libro è stato scritto per voi. (Alessandro Baricco)

Firmino racconta di tutti noi il giorno in cui abbiamo scoperto che con un libro potevamo inventare la nostra vita. (Valeria Parrella)

Chi ama leggere farà subito amicizia con Firmino. Questo memorabile topo di biblioteca generato da una pantegana alcolizzata ci insegna che leggere è anche un peccato di gola. I buoni libri, ci ricorda Firmino, si divorano e lasciano, come questo di Sam Savage, il miele in bocca e un po' d'amaro nelle viscere. (Domenico Starnone)


Lo consiglio perché: riesce a fondere insieme umorismo e senso del tragico, sorrisi e lacrime, ricordandoci l'esistenza di un qualcosa che nessun rinnovamento edilizio potrà mai abbattere... la fantasia!