Ho amici che non sanno quanto sono miei amici. Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me. L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità. Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici! Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza... Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero. Molti di loro, leggendo adesso questa "crônica" non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco. E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita. Se uno di loro morisse io diventerei storto. Se tutti morissero io crollerei. E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita. E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo. A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere... Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici. Un amico non si fa, si riconosce.
15 maggio 2008
11 maggio 2008
Tu sei la mamma...
Giannino Stoppani detto Gian Burrasca (Rita Pavone) - La mamma (Valeria Valeri)
Il giornalino di Gian Burrasca (1964)
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7 maggio 2008
Anche se non lo sa più nessuno, il teatro è la cosa più importante del mondo, il fondamento stesso del nostro pensiero. Potrà finire il cinema, potranno anche sparire tutti i libri dalla faccia della terra ma finché ci sarà un 'pensiero' il teatro non morirà.
(Gabriele Lavia)
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4 maggio 2008
L'UOMO DI VETRO
Stefano Incerti
INTERPRETI
David Coco (Leonardo Vitale), Tony Sperandeo (Zio Titta), Anna Bonaiuto (Rosalia Vitale, madre di Leonardo), Ninni Bruschetta (Bruno Cantone), Francesco Scianna (Salvatore), Tony Palazzo (Angelo Saitta),
Viene arrestato la prima volta, il 17 agosto 1972, come sospettato autore del sequestro Cassina. Leonardo durante l'interrogatorio crolla, si mette persino a piangere. Continua a ripetere che lui non c'entra niente ed inizia a fare nomi e cognomi.
Dopo 43 giorni di cella di isolamento viene rilasciato, ma tornato a casa è depresso, impaurito. Non vuole vedere nessuno e per venti giorni non spiccica una parola. Malgrado le cure di madre e sorella, Leonardo peggiora di giorno in giorno. Alterna la depressione alla paura. Sta sempre a spiare alla finestra e sussulta a ogni rumore. E' convinto che stiano per venire a ucciderlo. Poche settimane dopo Vitale viene internato in una clinica psichiatrica.
Un anno dopo, il 30 marzo del '73, Leonardo insiste con il commissario di essere un assassino. Dice che ha ritrovato la fede in Dio e deve confessare per salvarsi l'anima. In una specie di delirio mistico, chiede persino un sacerdote e confessa che suo zio Titta, l'aveva abituato a uccidere, sottoponendolo a prove sempre più crudeli per farne un vero uomo, un uomo d'onore. Leonardo riempie ben 50 cartelle, raccontando fatti e misfatti della mafia negli ultimi decenni. Elenca i responsabili di centinaia di delitti, e tutti i nomi dei costruttori edili collusi con Cosa Nostra. Redige l'organigramma di tutte le cosche di Palermo, dai picciotti ai capi decina, dai capi mandamento ai capi regione, e persino le loro zone territoriali e le attività economiche. La polizia effettua una trentina di arresti, tra cui alcuni nomi eccellenti. Poi succede qualcosa di inaspettato. Vitale comincia a vacillare. In cella, brucia i suoi vestiti perché acquistati con soldi sporchi. Con un pezzo di vetro si incide una croce sul petto. In aula si presenta con un rosario in mano e comincia a dare spettacolo: lo vogliono pazzo, ebbene, lo sarà! Dice di non ricordare nulla, di non sapere nemmeno cosa sia la mafia. Gli psichiatri e il giudice sono sconcertati, sospettano che sia tutto una messa in scena. Non sanno che il giorno prima dell'udienza, la signora Rosalia è andata a trovare il figlio per comunicargli che il suo amatissimo cugino Totò è stato ammazzato. Per Leonardo comincia il calvario. Ora teme per la sorte della madre e della sorella. Ha persino paura di essere ucciso in carcere. Cade nuovamente in depressione e in stati di angoscia confusionale. Leonardo si sente solo, isolato e soprattutto incompreso. Solo Rosalia Vitale e pochi altri hanno capito che è proprio questo che "loro" vogliono. Non lo vogliono morto, perché la morte di Leonardo rafforzerebbe soltanto le sue accuse. Lo vogliono folle. Perché solo un folle può tradire la mafia, visto che per la legge non è attendibile. Per ben otto volte, Leonardo è sottoposto all'elettroshock. Ogni volta si sveglia più confuso e intontito. Zoppica, balbetta, è diventato irriconoscibile. All'ennesimo interrogatorio Leonardo ricomincia come una litania l'elenco di dichiarazioni cui nessuno sembra voler credere. Sul suo sorriso una scritta ci informa che dopo undici anni di manicomio criminale tornerà in libertà nel 1984.
Pochi mesi dopo viene freddato da un sicario con 5 colpi di pistola. (cinecittànews)
Critica: "Anche se nel Dna del regista c'è la lezione del cinema d'inchiesta e meridionalista di Rosi, 'L'uomo di vetro' non è un film 'giornalistico'. Piuttosto è interessato a scavare nella complessità di un'anima divisa in due (...) Incerti ha trovato la chiave per raccontare 'la lotta di un non eroe, in parte vittima e in parte colpevole'. Fuori dai cliché." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 giugno 2007)
"Senza sposare la causa oggi persa e consunta dall'uso del cine poliziesco o della fiction 'Piovra', Stefano Incerti si ispira a un libro per mettere in scena la storia umana del primo pentito di mafia, avendo nel Dna i film di Petri e Giordana. Senza l'enfasi positivista tv, il film entra sottopelle in una esemplare vicenda nevrotica degna del dr. Sacks, sulle spalle di Leonardo Vitale, primo collaboratore di giustizia che nel '72 fece saltare i tavoli di Cosa Nostra ma pure i suoi nervi: restò 11 anni in manicomio criminale. Tutta realtà romanzesca ma vissuta nel trionfo della mitologia, del folklore, del falso onore di padrini e padroni. David Coco è un attore sensibile e bravo, eccede con misura ed esprime con una sua pìetas la fragilità mentale mina, per volere di zio, una vita violenta. Con lui un cast di ottimo livello tra cui due volti necessari come Sperandeo e Bruschetta e la brava Anna Bonaiuto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2007)
"L'idea più bella de 'L'uomo di vetro', dal libro di Salvatore Parlagreco sul primo e misconosciuto pentito di mafia (Bompiani), sta tutta nel vecchio slogan della 'banalità del male'. Leonardo (David Coco) ha un'aria da bravo ragazzo, una fidanzatina adorante, una madre (Anna Bonaiuto) che partecipa alla messinscena quotidiana della normalità. Può essere mafioso uno così? Sulle prime non ci crede nemmeno la polizia. Perché non ci creda nessuno, la mafia, pirandellianamente, lo costringe a fare la parte del pazzo. Finendo per farlo quasi impazzire davvero. E qui il film potrebbe avere un'impennata se Incerti e i suoi interpreti non si contentassero di impaginare un raccontino pulito e al fondo convenzionale, ottimo per la tv. Non sono le storie che mancano, sono le ambizioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 giugno 2007)
"Chi ha apprezzato 'I cento passi' di Giordana non potrà non essere colpito da 'L'uomo di vetro,' il film del bravo Stefano Incerti, tratto dal libro omonimo di Salvatore Parlagreco, dedicato a Leonardo Vitale, primo pentito di mafia. Di grande realismo e di profondo impatto emotivo, la pellicola, disegnando un verosimile affresco del mondo di "cosa nostra", narra la storia di una lucida follia: quella di un "uomo d'onore" che decide di passare dall'altra parte dopo una lacerante crisi di coscienza. (...) Il suo precario equilibrio psichico, reso più fragile dal "facile" ricorso all'elettroshock, fa il gioco della mafia, che lo vuole pazzo: le dichiarazioni di un folle non hanno peso in tribunale. E così accade. Alla fine è quasi il solo a pagare. Rilasciato dopo 11 anni di manicomio criminale, viene ucciso nel 1984. (...) Quello di Incerti è un film a tratti duro ma mai sopra le righe, che non cade nei classici stereotipi mafiosi. Né fa di Vitale - un misurato David Coco - un eroe. Piuttosto vuole raccontare la battaglia interiore di un uomo, al contempo vittima e colpevole, che diventa una lotta, più o meno consapevole, per affermare la libertà di coscienza anche a costo di andare contro le proprie radici e gli affetti. Non siamo ancora al pentitismo strumentale, di mestiere. E alla fine l'impressione è che il ravvedimento di Vitale sia arrivato in anticipo sui tempi, troppo presto per uno Stato non ancora pronto e colpevolmente indifferente: non capì o non volle capire che la follia in parte era l'autodifesa di un uomo lasciato solo con le sue paure." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 23 giugno 2007)

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2 maggio 2008
LETTERE D'AMORE
Uno spettacolo diverso e unico. Una grande prova d’attore, e un testo intramontabile, attualissimo e di grande spessore umano sono i segni che portano avanti questo spettacolo da più di dieci anni nei teatri più importanti d’Italia.
Valeria Valeri e Giancarlo Zanetti arricchiscono la scena con la loro grande professionalità. Andarli a vedere lo si fa non solo per il piacere del teatro ma è come andare a scoprire una razza in estinzione, quella dei grandi attori.
Il percorso di due vite, dall'infanzia sino alla vecchiaia, attraverso un toccante ed ironico carteggio epistolare. Melissa e Andy, i protagonisti, si scrivono per tutta la vita rincorrendosi, amandosi, detestandosi, sfuggendosi, perdendosi di vista ma sempre e comunque avendo un fortissimo bisogno l'uno dell'altro. "Love letters" è costruito su un intenso rapporto epistolare tra un uomo e una donna, attraverso cinquant'anni della società americana. Avevano cominciato da bambini, inviandosi bigliettini dai banchi di scuola, una sorta di messaggini ante litteram come per i ragazzi del nostro tempo. Hanno diverso temperamento e condizione sociale: Andy timido, portato alla riflessione; Melissa, di famiglia ricca, è vivace, dispettosa, fin troppo disinvolta. Prendono vie diverse, ma il carteggio continua a tenere vivo il loro legame. Un legame per tutta la vita, e oltre la vita. Una commedia densa di emozioni, divertimento e grande umanità che è stata rappresentata per la prima volta a Broadway nel 1990, riscuotendo grandi successi.
Dal 09/05/2008 al 18/05/2008
Lo consiglio perché: è una pièce, ironica, brillante, amara, sull'incrocio dei due destini, sulla paura che hanno di se stessi e del loro rapporto, fino disvelamento dei loro veri sentimenti, quando la loro vita è ormai giocata, ma ancora in tempo, l'ultimo, per un amore da sempre inseguito e ritrovato.
Caro Amore mio..., così iniziano le lettere d'amore più prevedibili e scontate. Ma di scontato, in questo spettacolo, vi assicuro, non c'è niente.
ARTICOLI CORRELATI: VALERIA VALERI E LE LETTERE D'AMORE - LETTERE D'AMORE IL RACCONTO DI UNA VITA - "LETTERE D'AMORE" FRA VALERIA VALERI E GIANCARLO ZANETTI, GRANDE TESTO PER DUE GRANDI ATTORI
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1 maggio 2008
30 aprile 2008
DUE PARTITE... in TV!
La regista coinvolge quattro giovani attrici di talento, amate dal pubblico del cinema e della tv, come Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Valeria Milillo.

Lo spettacolo racconta la vita, le aspettative e i sogni di due generazioni che esprimono due modi molto lontani di essere donna.
Atto primo. Anni Settanta. Quattro giovani donne, in un rassicurante interno borghese si incontrano, come ogni giovedì, per l’usuale partita a carte, mentre le figlie giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro ha un’occupazione, mogli e madri a tempo pieno. Unite da una lunga consuetudine e da differenti infelicità.
Il variegato e conflittuale mondo femminile viene fuori dai dialoghi serrati, dalle battute caustiche e dai silenzi imbarazzati. Il tutto crea un’alternanza di emozioni e di comicità,di risate e malinconia. La maternità, tra una chiusura e una mescolata di carte, è la grande protagonista di questi pomeriggi. Maternità mitizzata, a volte subita o maternità attesa come da una delle quattro protagoniste che incinta tenta di trovare un senso del suo ruolo e cerca di trarre aiuto e conforto dall’esperienza delle amiche. Il primo tempo si chiude con il trambusto concitato che prelude a una nascita.

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28 aprile 2008
27 aprile 2008
La letteratura...
Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell'adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di conoscerle meglio. Non credo di essere l'unico a pensarla così. Più densa, più eloquente della vita quotidiana ma non radicalmente diversa, la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo e organizzarlo. Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all'infinito questa possibilità d'interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente. Ci procura sensazioni insostituibili, tali per cui il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello. Al di là dall'essere un semplice piacere, una distrazione riservata alle persone colte, la letteratura permette a ciascuno di rispondere meglio alla propria vocazione di essere umano.
Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo
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26 aprile 2008
Io so' io...
Marchese Onofrio del Grillo (Alberto Sordi)
Il Marchese del Grillo (1981)
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23 aprile 2008
'MAURIZIO COSTANZO SHOW': DOMANI PUNTATA DEDICATA AL TEATRO
'Il teatro non ha età': questo il titolo della puntata di domani del Maurizio Costanzo Show, in onda su Canale 5 alle 23.30. Ospiti in studio Paolo Ferrari, Arnoldo Foà, Giovanna Ralli e Valeria Valeri. Ad affiancarli, sul palco del Teatro Parioli, anche la cantante Giorgia, Laura Freddi e Giorgio Panariello. Nando Pagnoncelli mostrerà i risultati di un sondaggio sull'età come stato d'animo, mentre il lama Geshe Gedun Tharchin e Raffaello Longo (Unione buddhisti italiani) saranno in collegamento video dall'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa).
Fonte: APCOM
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22 aprile 2008
20 aprile 2008
SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ
Film per la televisione di Paolo Sorrentino
Dallo spettacolo di Toni Servillo
Con Anna Bonaiuto, Alessandra D’Elia, Toni Servillo, Roberto De Francesco, Enrico Ianniello, Gigio Morra, Monica Nappo, Betti Pedrazzi, Tony Laudadio, Marcello Romolo, Francesco Silvestri, Mariella Lo Sardo, Salvatore Cantalupo, Ginestra Paladino, Antonello Cossia, Antonio Marfella
Fotografia Mario Amura, Pasquale Mari
Montaggio Giogiò Franchini, Maria Valerio
Scene Toni Servillo, Daniele Spisa
Costumi Ortensia De Francesco
Suono Emanuele Cecere, Daghi Rondanini, Francesco Sabez
Organizzazione Maurizio Fiume, Teresa Cibelli, Massimiliano Pacifico, Carmine Guarino
Sembra un fine settimana come gli altri in casa Priore: il sabato passa con Rosa affaccendata nella preparazione del suo famoso ragù, ma nelle sue movenze s'indovina un certo nervosismo accentuato da quello del marito Peppino che la rimprovera per ogni minima cosa e che se la prende con chiunque gli capita a tiro: con il figlio che si confida con il nonno invece che seguire i suoi consigli, con la figlia Giulianella che si litiga con il fidanzato, con la zia Memè che tormenta il figlio con inutili cure mediche... Insomma il clima familiare si sta surriscaldando al punto che è inevitabile l'esplosione che avverrà il giorno dopo soprattutto nei confronti di un estraneo alla famiglia il vicino di casa il ragioniere Luigi Iannello, che con la moglie è stato invitato per il pranzo domenicale.

Il ragioniere, senza secondi fini ma proprio per il suo naturale carattere espansivo e amichevole, frequenta casa Priore con una certa invadenza ma mostrandosi sempre amico di Peppino e particolarmente affabile verso la padrona di casa. Ed è proprio il ragioniere la causa dell'improvvisa e imprevista scena che mette in opera Peppino sconvolgendo e mandando all'aria il pranzo della domenica. La moglie sconvolta dalla scenata di gelosia, che è rivolta soprattutto a lei e che è il risultato delle incomprensioni che si sono accumulate e che hanno minato il rapporto della coppia, viene colta da un leggero malore. Assistita dalle cure premurose dei familiari passa la giornata domenicale mentre Peppino sconsolato e amareggiato, pentito da quanto ha fatto e detto, addolorato per aver causato il malessere della moglie, si sente incompreso da tutti. Arriva finalmente il lunedì: la famiglia Priore con animo più tranquillo riflette su quanto è accaduto il giorno prima e capisce che in fondo il motivo che ha fatto nascere il litigio della coppia è l'amore che ancora li unisce. Marito e moglie alla fine si dicono quello che finora hanno tenuto nascosto nei loro animi e dal chiarimento rinasce il ricordo del loro amore che ancora li terrà uniti.
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19 aprile 2008
(Marjane Satrapi)
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18 aprile 2008
David di Donatello 2008... Vince tutto LA RAGAZZA DEL LAGO!

Miglior film
Migliore regista
Migliore regista esordiente
Migliore sceneggiatura
Migliore produttore
Migliore attore protagonista
Migliore direttore della fotografia
Migliore montatore
Migliore fonico di presa diretta
Migliori effetti speciali visivi
Fonte: Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello
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17 aprile 2008
Nannarella 100

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15 aprile 2008
TUTTA COLPA DEGLI UOMINI
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13 aprile 2008
Vita di tutti i giorni...
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d'acqua (sì, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per berteli).
Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere i 'L. Cassei Defensis', che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli (?) tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.
Ogni giorno un'aspirina, per prevenire l'infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l'infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che già non mi ricordo per che cosa era. Se li bevi tutti insieme, ti può dare un'emorragia cerebrale, però non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore. Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia dopo l'Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo il banano i denti... e così via finché ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, il risciacquo con Listerine...
Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 necessarie per mangiare, 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno. Già non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz'ora per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro (se no la mezz'ora diventa una).
Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in vacanza, suppongo.
Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah!, si deve fare sesso tutti i giorni, però senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione. Bisogna anche avere il tempo di scopare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o... dei FIGLI???
L'unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose contemporaneamente: per esempio, ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta così ti bevi i due litri d'acqua.
Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l'amore (tantrico) al compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.
Ti è rimasta una mano libera??
Chiama i tuoi amici! E i tuoi!
Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno).
Il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l'Actimel, e domani fanno cambio.
Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d'acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo però devo andare urgentemente al cesso. E ne approfitto per lavarmi i denti...
P.S. Per tutti i commenti inutili riguardo il mio tempo da perdere... vi è passato per la mente che non l'abbia scritto io, ma mi abbia solo colpito il racconto e quindi riportato? Geniali...
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11 aprile 2008
VUOTI A RENDERE... in TV!
presenta
Due anziani coniugi – Federico e Isabella - anziani non decrepiti, si vedono obbligati a lasciare l’appartamento in cui vivono al proprio unico figlio, per consentirgli di abitare in città. Sono costretti così a ritirarsi come “vuoti a rendere” in una casetta di campagna, in un contesto tradizionalmente considerato più consono alle esigenze di persone di una certa età.
Intorno al baule che stanno approntando per la partenza, prendono corpo i ricordi di tutta una vita trascorsa insieme, con le immancabili speranze disattese, le aspettative e i sogni non realizzati, il disagio per un presente frustrante e un futuro incerto.
Federico sembra soffrire molto la situazione che fa emergere ancora di più la durezza delle occasioni mancate, dei torti subiti, delle opportunità mai colte e quindi rimpiante. Isabella sua moglie sembra voler ribaltare la situazione “punitiva” in un’occasione da sfruttare, quasi una sfida da raccogliere.
Certo vengono fuori le incomprensioni, le cose trascinate per anni e mai esplicitate, ma sono appunto incomprensioni, perché il cuore del rapporto è intatto e resiste alle cose mai dette e finalmente confessate, come il possibile tradimento mai consumato e forse mai nemmeno veramente desiderato. Il rimpianto per quel viaggio a Parigi tanto sognato e mai effettuato, la carriera di lui mortificata dalla poca fortuna e…
Malgrado la leggerezza dei toni, la vicenda affronta tasti seri e la morale che può apparire consolatoria e forse troppo semplificata racconta una verità semplice ma essenziale: l’amore c’è e resta inalterato e i due protagonisti, lungi dall’essere “vuoti a rendere”, trovano nella pienezza del reciproco sentimento la voglia di affrontare l’ennesima sfida.
- Dimmi una verità, Federico
- Tutte le verità, Isabella
- Dimmi una dolcezza, Federico
- Tutte le dolcezze, Isabella
- Raccontami di un sogno, di un desiderio, di un pensiero, di un tradimento, di una fedeltà, di una malattia…
- Isabella, nella storia di due persone che si vogliono bene, c’è spazio per tutta questa roba… Sì, bisogna poterci contare su tutte queste cose…
- L’amore è come un grande magazzino, dove uno ripone tutto e poi, all’occorrenza, tira fuori un po’ di paura, un po’ di tristezza, un po’ di angoscia, un po’ di felicità... Un magazzino, eh? Un gardaroba, uno spaccio!
Inutile sottolineare la prestazione di Paolo Ferrari e Valeria Valeri che riaffrontano ancora una volta, dopo molti anni, questo testo. Sotto la sapiente e discreta regia di Giancarlo Zanetti questi due fuori classe riescono a dare ai personaggi la credibilità e lo spessore che derivano certo da un sapiente mestiere, ma anche e forse soprattutto da una personale sensibilità umana di chi si cala in un ruolo semplicemente, come in una seconda pelle. (Rai.it - Palcoscenico)
“Vuoti a rendere” di Maurizio Costanzo debutta al Teatro Valle di Roma nel 1972 interpretato da Arnoldo Foà, che ne curerà la regia, e Cecilia Sacchi.
Nel 1985 grazie a Edoardo Padovani, che gestiva il Teatro Parioli, la commedia “ripartì” con la regia di Massimo Cinque e interpretata da Valeria Valeri e Paolo Ferrari. La produzione continuerà nel 1986/87. Poi un'altra sosta. Lo spettacolo verrà ripreso nel 1993 prodotto da Giancarlo Zanetti. La regia è firmata da Gianni Fenzi per la ditta Valeria Valeri e Paolo Ferrari.
La produzione continuerà nel 1994/95. Poi Valeri e Ferrari, dopo anni di successi, decidono di prendere strade diverse.
Nel 2006, in occasione dei 40 anni del Festival Borgio Verezzi, i due attori riprendono “Vuoti a rendere”. Giancarlo Zanetti lo produce e ne cura la regia. Per tutta la stagione 2006/07 lo spettacolo girerà nei teatri più importanti, dal San Babila di Milano allo Stabile di Catania. Per questa edizione le musiche sono di Luciano Francisci e la scenografia di Sebastiano Romani.
È una coppia teatrale straordinaria, se pensiamo che Valeria Valeri ha tagliato il traguardo degli 86 anni e Paolo Ferrari ha toccato gli 80.
Maurizio Costanzo ha dichiarato: “Mi hanno fatto sentire autore. Autore di repertorio non episodico”.
POST CORRELATI: VUOTI A RENDERE, THE SHOW MUST GO ON
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10 aprile 2008
KAFKA SULLA SPIAGGIA
Lo consiglio perchè: è un testo che si lascia leggere facilmente, comunicando emozioni profonde... e l'incanto di una favola.
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