31 dicembre 2007

Pensierino della sera...

Caro 2007, ci dispiace immensamente
ma non possiamo fare diversamente.

Siamo stati insieme per un anno
e di cose belle ed anche brutte
ne abbiamo passate tante.

Non ce ne volere
ma ci hanno detto che il 2008
potrebbe essere migliore di te
ed allora abbiamo deciso
di aspettarlo con fiducia affinché
ci possa portare quello che
non hai potuto darci te.

Come sempre ci auguriamo
che siano tutte cose buone.

Noi ci speriamo tantissimo.

Non ce ne volere
ma siamo pronti a ricevere
questo nuovo anno che
sta per arrivare con tanta fiducia.

Che Dio possa darci
una mano
affinché sia veramente
così.

BUON 2008!

29 dicembre 2007

[La Tv Delle Ragazze] Eau De Scamorze, Spot Sputa-Line e Detersivo




25 dicembre 2007

Merry Christmas!

24 dicembre 2007

WE ARE THE WORLD



There comes a time
When we need a certain call
When the world must come together as one
There are people dying
Oh and it’s time to lend a hand to life -
The greatest gift of all
We can’t go on pretending day by day
That someone, somewhere
will soon make a change
We are all part of God’s great big family
And the truth you know, love is all we need

We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We’ll send them your heart
So they know that someone cares
And their lives will be stronger and free
As God has shown us
By turning stone to bread
And so we all must lend a helping hand
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start givingThere’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
When you’re down and out
There seems no hope at all
But if you just believe
There’s no way we can fall
Well, let us realize
That a change can only come
When we stand together as one
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
We are the world, we are the children
We are the ones who make a brighter day
So let’s start giving
There’s a choice we’re making
We’re saving our own lives
It’s true we’ll make a better day, just you and me
It’s true we’ll make a better day, just you and me


We Are the World,
USA for Africa
1985

20 dicembre 2007

IN NOME DELLA MADRE


Di Erri De Luca
FELTRINELLI
€ 7,50


“In nome del padre”:
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
s’inaugura la vita.



L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Miriam/Maria, ebrea di Galilea, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille. (Erri De Luca)



"Questo libro è un inno all’ Amore: Erri De Luca ha raccontato la nascita di Gesù attraverso una sorta di diario di Maria Vergine. Ma facendo in modo che in questo “diario” si possano riconoscere la femminilità e il coraggio delle donne. Di tutte le donne.” (Stefano Clerici, la Repubblica, 6.11.2006) “Importante e di grande merito questo sforzo di Erri De Luca di raccontare la nascita di Gesù come puro e semplice mistero della nascita in cui tutti noi, cristiani e non, siamo coinvolti. Come inaugurazione della vita, di raccontare quel mistero non tanto in termini laici quanto con il linguaggio corporale che abolisce la distanza tra l’eccezionalità dell’evento e l’esperienza quotidiana senza privarlo di intensità esistenziale (di maestà sacrale). Il risultato è un testo di accattivante lettura tra una pagina della Bibbia e il racconto di una cronaca di oggi. (Angelo Guglielmi, l’Unità, 07/11/2006)



Lo consiglio perché: è un racconto di una bellezza e di un amore immenso, viscerale. Un piccolo libro, che vi lascerà commossi e grati di fronte al mistero della nascita, di fronte al divino che si manifesta, di fronte all' amore, alla paura ed al dolore di ogni madre che teme per suo figlio.

16 dicembre 2007

Storia di una formica

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice. Là trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d'amore. Era produttiva e felice ma, ahimè, non era supervisionata. Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza. La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l'ora di entrata e di uscita e preparò pure dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono. E intanto la formica produttiva e felice lavorava e lavorava. Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello Scarafaggio supervisore, e così finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori. Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c'era da fare. Il Calabrone, gestore generale, pertanto, concluse che era il momento di adottare delle misure: crearono la posizione di gestore dell'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. L'incarico fu dato ad una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale. Il nuovo gestore di area - chiaro ebbe bisogno di un nuovo computer e quando si ha più di un computer è necessaria una Intranet. Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell'impresa precedente), che l'aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. La Formica non canticchiava più ed ogni giorno si faceva più irascibile."Dovremo commissionare uno studio sull'ambiente lavorativo, un giorno di questi", disse la Cicala. Ma un giorno il gestore generale, al rivedere le cifre, si rese conto che l'unità, nella quale lavorava la Formica produttiva e felice, non rendeva più tanto. E così contattò il Gufo, prestigioso consulente, perché facesse una diagnosi della situazione. Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva: "C’è troppa gente in questo ufficio."E cosi il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica incazzata, che prima era felice.

Morale:
Non ti venga mai in mente di essere una Formica produttiva e felice. È preferibile essere inutile e incompetente. Gli incompetenti non hanno bisogno di supervisori, tutti lo sanno. Se, nonostante tutto, sei produttivo, non dimostrare mai che sei felice. Non te lo perdoneranno. Inventati ogni tanto qualche disgrazia, cosa che genera compassione. Se nonostante tutto, ti impegni ad essere una Formica produttiva e felice, mettiti in proprio, almeno non vivranno sulle tue spalle calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi.

14 dicembre 2007

Il ragù di Eduardo

Per fare un ragù alla napoletana come Eduardo comanda ci vuole: un bel pezzo di carne di annecchia (il girello), una grossa cipolla, della conserva di pomodoro (meglio se fatta in casa), olio extra vergine d’oliva, sale, mezzo bicchiere di vino bianco, odori per la carne. Affettare la cipolla e farla soffriggere nell’olio d’oliva in un tiano di terracotta o una casseruola di rame, legare la carne con gli odori e farla cuocere con la cipolla bagnandola con il vino; quando è evaporato il vino e si è sciolta la crosticina sulla carne, aggiungere la conserva di pomodoro e lasciare cuocere finché il sugo non si è ristretto. A questo punto togliere la carne e metterla in un piatto da portata, mettere un cucchiaio di legno sulla casseruola in modo che il coperchio rimanga un poco sollevato e lasciare peppiare per quattro o cinque ore. Avvertimenti per fare del ragù un’opera d’arte: la cipolla va fatta soffriggere lentamente per farla consumare attorno alla carne fino a creare una crosta nera; via via che ci si versa sopra il vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione. (Sabato, domenica e lunedì, Atto I)

11 dicembre 2007

VUOTI A RENDERE



Vuoti a rendere di Maurizio Costanzo
Con
Valeria Valeri e Paolo Ferrari
Regia di Giancarlo Zanetti
Musiche di Luciano Francisci
Scenografie di Sebastiano Romani
Costumi di Teresa Acone
Produzione Lux T


TEATRO PARIOLI (RM)
Fino al 23 Dicembre




Tra divertimento e malinconia, tra un presente sbiadito e un futuro smorzato dalla nostalgia, “Vuoti a rendere” è un momento di riflessione che una coppia matura si concede, alla fine della più lunga tappa della propria vita.
Federico e Isabella, come sempre più spesso accade, vengono sfrattati dalla loro casa, quel tetto coniugale che li ha visti protagonisti per più di vent’anni. La tragedia, almeno per quel brontolone di Federico è che a sfrattarlo è quell’unico figlio messo al mondo: Marcello.
Come “vuoti a rendere”, mamma e papà vengono spediti in campagna, luogo che più si addice a quella che con un dolce eufemismo viene definita la “mezza età”, il tempo cioè in cui la vita appannata dagli anni, si riduce drammaticamente degli spazi dedicati ai progetti, al futuro.
Il trasloco è dunque la metafora del cambiamento di rotta, l’occasione per il bilancio di una vita passata tra mille frustrazioni, mille equivoci, mille sogni non realizzati, come quell’ingenua infatuazione, mai confessata, di Isabella. Un adulterio mai consumato, una tenera concessione alla voglia di ripercorrere emozioni e sentimenti di un altro tempo. Quel romantico viaggio a Parigi sempre sognato e mai realizzato. Le speranza di una carriera professionale, frenata dal raccomandato di turno, e poi la casa frutto di tanti sacrifici, ricompensati con uno sfratto. E insieme ai bauli che si chiudono, pronti per il viaggio, Federico e Isabella celebrano il tempo che fu, stretti sempre e comunque da un affettuoso legame che li ha visti percorrere insieme i difficili sentieri della vita di coppia. La commedia è divertente e sorprende il pubblico in un abbraccio commovente.






Lo consiglio perchè: è un'opera che fa riflettere sulle condizioni di vita degli anziani, che spesso vengono messi da parte dalla società, o peggio, dai loro figli; un problema sempre attuale e reale che vede la tragedia di molti pensionati, che dopo aver trascorso una vita di sacrifici sono costretti ad uscire dalle loro case. La piecè si immerge in questa realtà e la racconta con malinconia e divertimento, grazie anche alla splendida interpretazione di Valeria Valeri e Paolo Ferrari.

2 dicembre 2007

VITA NELLA TERRA DI LATTE E MIELE


Ponte Alle Grazie
€ 10,00



"Non volevo, io, vivere una vita qualunque. Non una noiosa vita borghese come tutti. Volevo andare là, in Israele, nella terra promessa, e realizzare non solo un mio sogno, ma anche il sogno di mio padre e di mia madre, di tutta la mia famiglia, dei miei avi per dieci generazioni. Iniziare in Israele una seconda vita in cui mi sarei sentita meno goffa e impacciata e depressa.Ero stata un disastro fino ad allora. I miei pessimi risultati a scuola lo avevano provato chiaramente. E mi sentivo anche grassa, brutta e poco popolare. Non vedevo l’ora di ricominciare da capo...Di certezze non ne avevo. Sapevo solo di avere una grande forza dentro, e una grande ambizione di farcela, di superare quella seconda prova decisiva, in un altro paese, nel mio paese. E sapevo anche che ce l’avrei messa tutta, non mi sarei mai risparmiata e avrei fatto di tutto per riuscirci. Anzi, ero certa di farcela, perché non avevo altra scelta. Non avrei mai potuto tornare indietro, i miei genitori ne sarebbero morti di dolore. E io di vergogna e di rabbia. Sarei rimasta li per sempre, e così fu."




Cosa succede nel cuore e nella mente di una donna che vive a Tel Aviv, a Gerusalemme, a Betlemme o a Gaza? Con la sincerità e l’immediatezza che i lettori dei suoi reportage ben conosco, Manuela Dviri ci racconta la sua storia: la scelta di lasciare l’Italia e trasferirsi in Israele e, scelta forse ancora più coraggiosa, di rimanervi; il dolore per la perdita di un figlio giovanissimo, soldato nell’esercito israeliano, perdita inutile, che non trova alcuna giustificazione politica o militare; la battaglia pacifista e le conseguenti accuse di tradimento e di opportunismo.Una testimonianza forte, toccante, che racconta uno dei più tragici conflitti del nostro tempo passando attraverso le ragioni del cuore che sembrano alla fine essere le sole ad indicarci la strada giusta, quella che porta lontano dalle guerre, dall’iniquità, dal dolore. (Casa Editrice Ponte Alle Grazie)



"Le tragedie del Medioriente sono tragedie della luce, del contrasto tra il sole abbagliante e l’oscurità dell’ombra, tra «ciò che sta fuori», che accieca e brucia, e «ciò che sta dentro», perso nelle profondità del buio. E non a caso, attorno a questo contrasto, si muove anche Terra di latte e miele. Il percorso che segue la protagonista si svolge dentro e fuori questo confine di luce e ombra: da un lato, i grandi temi collettivi, l’identità di un popolo, la sua epica e le sue ferite sempre aperte – e dall’altro l’intimità più profonda di una persona, le sue speranze, i suoi ricordi, i suoi affetti spezzati. E il suo bisogno di vita, di gioia, di pace. Per tutti. E nonostante tutto..." (Silvano Piccardi)




Lo consiglio perché: continui a leggerlo tuo malgrado. Malgrado la commozione che cresce, malgrado la rabbia che ti prende, malgrado l'estrema dolcezza e durezza del racconto. E' un testo che urla, piange, gioisce, fa tutto da sé. Non ci trovi parole messe lì ad arte, ci trovi tutto l'immenso groviglio di dolore che l'autrice va dipanando per trasformare il suo lutto scandaloso ed inaccettabile in una risorsa positiva per il mondo intero. Perché le sorti del suo paese sono, in qualche modo, le sorti del mondo intero.





TERRA DI LATTE E MIELE
di Manuela Dviri
con la collaborazione di Silvano Piccardi

Regia
Silvano Piccardi
Scene Marco Capuana
Musiche Luigi Cinque
Personaggi
Leah, Ottavia Piccolo
Il figlio di Leah, Enzo Curcuru’

1 dicembre 2007

Elena e Maurizio

Kahlil Gibran – Sul matrimonio


- Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos’è il Matrimonio, maestro?


E lui rispose dicendo:

Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

11 novembre 2007

La "vita" secondo Woody Allen

La cosa più ingiusta della vita è come finisce. Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo... Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa! Che cos'è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto? Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva il pensiero. Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perché troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant'anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. Seguono feste, alcool, erba e il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell'orgasmo!

5 novembre 2007

BALZAC E LA PICCOLA SARTA CINESE


Di Dai Sijie
Adelphi
€ 8,00



Come la lettura, grazie alla segreta malia di una misteriosa, preziosissima valigia di libri occidentali proibiti, riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di «sporchi borghesi», a svariate torture e permetta anche a uno di loro di conquistare la «Piccola Sarta cinese».


«Balzac e la Piccola Sarta cinese... è una tragedia raccontata con un soffio. Un soffio che anima il romanzo, come potrebbe tenere sospesa una piuma. È il trionfo della leggerezza, come l’intendeva Calvino. Non ricordo, come lettore, un libro recente in cui la sottrazione di peso alla struttura del racconto e del linguaggio sia stata realizzata con tanta spontaneità» (Bernardo Valli).


Lo consiglio perchè: non si riesce a smettere di leggere, finché non si è arrivati alla fine.

1 novembre 2007

HAPPY HALLOWEEN!



Venite con me
È la festa di Ognissanti
Faremo tremare tutti quanti.

Gli scherzi, stavolta, son giustificati
le risa e i lazzi perfino aumentati.


L'ALBERO DI HALLOWEEN
Di Ray Bradbury, XIX secolo

28 ottobre 2007

AGATA E LA TEMPESTA


TITOLO ORIGINALE
Agata e la tempesta [ITALIA, 2004]
REGIA
Silvio Soldini
INTERPRETI
Licia Maglietta (Agata), Giuseppe Battiston (Romeo), Emilio Solfrizzi (Gustavo), Claudio Santamaria (Nico), Marina Massironi (Ines Silvestri), Giselda Volodi (Maria Libera)



Agata si sentiva al sicuro nella sua libreria e invece è come se all'improvviso fosse finita dentro alla trama di un bizzarro romanzo: un amore inatteso, la scoperta che suo fratello non è più suo fratello e le lampadine che misteriosamente si fulminano al suo passaggio... (Cecchi Gori Home Video)



Lo consiglio perché: benchè sia un film tutt'altro che perfetto - la narrazione, soprattutto nella seconda parte, ha diversi momenti di "stanchezza" - è talmente giocoso e "leggero" che è difficile non amarlo.

27 ottobre 2007

Il libro che...

MI HA RAPITO:
Quello che sto leggendo adesso... Le Benevole di Jonathan Littell


MI HA COMMOSSO:
Osca e la dama in rosa di Eric-Emmanuel Schmitt

MI HA FATTO RIDERE:
Bar Sport di Stefano Benni

MI HA RATTRISTATO:
Il diario di Jane Somers di Doris Lessing

MI HA CULLATO:
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepùlveda

MI HA FATTO ARRABBIARE:
Il Codice da Vinci di Dan Brown

NON LEGGEREI PIÙ:
I Malavoglia di Giovanni Verga

LEGGEREI MILLE E MILLE VOLTE:
I pilastri della terra di Ken Follet

NON LEGGEREI MAI:
Mai dire mai...

NON HO MAI FINITO:
Il ciclo narrativo Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust

HO LETTO D'UN FIATO:
Barnum 2. Altre cronache dal Grande Show di Alessandro Baricco

HA IL PROFUMO PIÙ BUONO:
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt

MI HA STUPITO:
Oblomov di Ivan Aleksandrovič Gončarov

MI E' STATO REGALATO:
Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb

LASCIO SEMPRE SUL COMODINO:
Lettere morali a Lucilio di Lucio Anneo Seneca

HO STUDIATO CON PIACERE:
L'Odissea di Omero

MI RICORDA IL PASSATO:
Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba

VOGLIO LEGGERE NEL FUTURO:
Il Vangelo secondo Gesù Cristo di Josè Saramago

VORREI SCRIVERE:
Non credo che ne sarei capace...

HA IL TITOLO PIÙ BELLO:
Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro

NON VERRA' MAI SCRITTO:
Mai dire mai...

Test tratto da: Aurorablu

21 ottobre 2007


Il problema non è accettare ma condividere.


SATURNO CONTRO
Di Ferzan Ozpetek, 2006

20 ottobre 2007

L'ELEGANZA DEL RICCIO



Di Muriel Barbery
E/O
€ 18,00



L’eleganza del riccio è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.

Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Le pagine scivolano leggere fra i dotti rimandi e la lingua forbita di Renée e il parlato acerbo di Paloma, mentre l’ironia pungente non risparmia l’ipocrisia imperante nei quartieri chic. Quando ci s’imbatte in tale miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità, è un piccolo miracolo. (Edizioni E/O)


Lo consiglio perché: si legge d'un fiato, si ride, ci si commuove, ci si appassiona e, soprattutto, si ha voglia di godere insieme alla protagonista dei piaceri autentici che la vita ha da offrire.

17 ottobre 2007



Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà così difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi, vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama. Vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.

16 ottobre 2007

LA RIVALE


Di Eric-Emmanuel Schmitt
E/O
€ 8,50



Questo straordinario racconto su Maria Callas esce in occasione del trentesimo anniversario della misteriosa scomparsa della grande cantante lirica.
E’ la storia di Maria Callas raccontata dalla sua più acerrima rivale (nel racconto Carmela Babaldi). Questo inedito e poco celebrativo punto di osservazione consente a Schmitt di evitare la solita biografia agiografica e di regalarci un racconto dissacrante e divertente, ricco di aneddoti gustosi e di osservazioni molto competenti sul mondo della lirica.
Carmela Babaldi, che prima dell’avvento della Callas, era stata il soprano più amato dal pubblico, torna dall’"esilio" argentino a Milano dopo tanti anni di assenza. E’ ormai una donna anziana, inacidita dai ricordi dei successi della sua rivale (che è morta da anni). Entra alla Scala per ritrovare l’atmosfera dei suoi giorni di gloria e si trova faccia a faccia con un gruppo di turisti, ai quali la guida spiega che Maria Callas è stata la voce più bella di tutti i tempi e che non ha mai conosciuto rivali capaci di contenderle lo scettro della lirica.
Per Carmela Babaldi questo è un colpo, e solo il primo, che la trascinerà in una straziante (ma anche, per i lettori, comica) rievocazione della feroce sfida tra le due primedonne della lirica. Schmitt così fa raccontare all’inferocita rivale tanti episodi pubblici e privati dell’ascesa e del trionfo di Maria Callas.

Schmitt, oltre a confermarsi straordinario narratore, è un conoscitore raffinato della musica classica e lirica, e questo racconto è anche una deliziosa introduzione alle gioie dell’opera e del bel canto.

In appendice, una discografia ragionata e una cronologia di Maria Callas.
(Edizioni E/O)


Lo consiglio perché: grazie ad un linguaggio divertente, facile, coinciso, sofisticato, spiritoso e universale, la "divina" Callas assume, incredibilmente, un aspetto umano: veniamo a conoscenza dei suoi vizi e dei suoi errori e capiamo che sono proprio quest'ultimi ad averla resa così unica, immortale. Dopo aver letto questo racconto, chi ama la lirica ascolterà con orecchio diverso Maria Callas e, forse, la sentirà più vicina.

13 ottobre 2007

"Lo specchio é a pezzi:"
"Si, lo so, mi piace così: mi ci vedo come mi sento."


Bud Buxter (Jack Lemmon) e Fran Kubelik (Shirley MacLaine)

L'APPARTAMENTO
(The Apartment) di Billy Wilder, 1960

11 ottobre 2007

L’ALTRA VERITÀ


Di Alda Merini
BUR
€ 8,40




Ma il giorno che ci apersero i cancelli,
che potemmo toccarle con le mani quelle
rose stupende, che potemmo finalmente
inebriarci del loro destino di fiori.
Divine, lussureggianti rose!
Non avrei potuto scrivere in quel
momento nulla che riguardasse i fiori
perché io stessa ero diventata un fiore,
io stessa avevo un gambo ed una linfa.




Di rado è stata più fermamente sperimentata la qualità empirea della parola impegnata nella ricognizione dell’inferno; la felicità di questo testo di Alda Merini non è altro che l’incontro con la perfezione del dolore; la salvezza è il battesimo verbale della disperazione. (Giorgio Manganelli)

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un’onda che alterna la lucidità all’incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l’abitudine, l’indifferenza e la paura del mondo che c’è "fuori". (BUR)


Lo consiglio perché: è una storia triste e commovente, come tante storie vere. Una denuncia dello stato delle donne negli anni '60 e dei manicomi, prima della legge che li chiuse.

7 ottobre 2007

'na gita a li castelli

Guarda che sole ch'è sortito, Nannì
che profumo de viole, de garofoli e panzè,
com'è tutto 'n paradiso, li Castelli so' così.
Guarda Frascati ch'è tutto un soriso,
'na delizia, 'n'amore, 'na bellezza da incantà.

Lo vedi, ecco Marino,
la sagra c'è dell'uva,
fontane che danno vino,
quant'abbondanza c'è;
appresso viè Genzano
co'r pittoresco Arbano;
su viette a divertì,
Nannì, Nannì.

Là c'è l'Ariccia, più giù c'è Castello
ch'è davvero 'n gioiello co' quer lago da incantà;
e de fragole 'n profumo solo a Nemi poi sentì:
sotto quer lago un mistero ce sta,
de Tibberio le navi so' l'antica civirtà.

So mejo de lo sciampagna
li vini de 'ste vigne
ce fanno la cuccagna
dar tempo de Noè;
li prati a tutto spiano
so' frutte vign'e grano:
s'annamo a mette lì,
Nannì, Nannì.

E' sera, e già le stelle
ce fanno 'n manto d'oro,
e le velletranelle se mettono a cantà;
se sente 'no stornello
risponne un ritornello:
che coro, viè' a sentì,
Nannì, Nannì,
che coro, viè' a sentì,
Nannì, Nannì.

(Franco Silvestri)

5 ottobre 2007

Adoro il fatto che tu abbia freddo quando fuori ci sono 25 gradi. Adoro il fatto che ci metti un'ora e mezzo per ordinare un panino. Adoro la piccola ruga che ti si forma sul naso quando mi guardi come se fossi matto. Adoro il fatto che dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti. E adoro il fatto che tu sia l'ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte. Non è che mi senta solo, e non c'entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile.


HARRY TI PRESENTO SALLY
(When Harry Met Sally...) di Rob Reiner, 1989

30 settembre 2007

OBLOMOV



Di Ivan Aleksandrovič Gončarov
BUR
€ 9.50



Quante volte la mattina avete avuto quella tipica riluttanza a iniziare la giornata, a slittare il badge, fare la spesa, iscrivervi a un corso di inglese, imparare a usare l’ultimo innovativo oggettino high tech, rassettare la camera da letto, intrattenervi con un collega, un vicino, il vostro portiere? Quante volte la mattina avete avvertito quell’irresistibile sensazione di svogliatezza, pigrizia, immobilità e sotto sotto un senso di mansuetudine e mitezza? In una parola: Oblomov. (Mario Desiati)


Lo consiglio perchè: Oblomov, è un "eroe" moderno, che rappresenta i tantissimi che si arrendono, si chiudono, di fronte a un mondo che non gli piace. Un mondo che cambia apparentemente in meglio, ma che è portatore solo di banalità e che lascia intatti problemi e ingiustizie.

28 settembre 2007

Una maglietta rossa per la Birmania

Indossiamo una maglia rossa
per testimoniare solidarietà
«ai coraggiosi amici» della Birmania.

22 settembre 2007

Il mare


Photo by Silvia Biancalani

Il mare aveva l'odore di una vela gonfia di vento in cui rimaneva un sentore d'acqua, di sale e di un sole freddo.
Aveva un odore semplice, il mare, ma nello stesso tempo così vasto e unico nel suo genere.
L'odore del mare gli piaceva tanto che avrebbe desiderato una volta averlo puro, non mescolato e in quantità tale da potersene ubriacare. E in seguito, quando apprese dai racconti com'era grande il mare e come si poteva percorrerlo con navi per giorni interi senza vedere terra, nulla gli fu più gradito che immaginare di trovarsi su una di quelle navi, molto in alto nella coffa dell'albero più a prua, e di volare attraverso l'odore senza fine del mare, che in realtà non era più un odore, ma un respiro, la fine di tutti gli odori.


(Patrick Süskind - Il profumo)

8 settembre 2007

MILLE SPLENDIDI SOLI


Di Khaled Hosseini
Piemme
€ 18,50



A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza. (Piemme)



Lo consiglio perché: celebra la solidarietà femminile, ultima e unica risorsa in un mondo, come quello afgano, impazzito per la violenza ideologica creata dagli uomini.

7 settembre 2007

Addio BIG LUCIANO!

Photo by Judy Kovacs


Penso che una vita per la musica sia una vita
spesa bene ed è a questo che mi sono dedicato.


(Luciano Pavarotti)




31 agosto 2007

La vera bellezza



Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.

Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone.

Per avere un aspetto magro, condividi il tuo cibo con l'affamato.

Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le proprie dita una volta al giorno.

Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe le tue braccia. Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.

La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni.

La bellezza di una donna non risiede nell'estetica, ma la vera bellezza in una donna è riflessa nella propria anima. E' la preoccupazione di donare con amore, la passione che essa mostra.


(Audrey Hepburn)

25 agosto 2007

A PIEDI NUDI NEL PARCO




TITOLO ORIGINALE
Barefoot in the Park [USA, 1967]
REGIA
Gene Saks
SOGGETTO
Neil Simon (opera teatrale)
SCENEGGIATURA
Neil Simon
INTERPRETI
Robert Redford, Jane Fonda, Charles Boyer, Herb Edelman, Mildred Natwick, Mabel Albertson, Fritz Feld, James Stone, Ted Hartley.
FOTOGRAFIA
Joseph La Shelle
MONTAGGIO
William A. Lyon
MUSICHE
Neal Hefti



Paul e Corie sono freschi sposi che prendono possesso del loro appartamento che se per la seconda è adorabile, per il primo è detestabile.
Uno dei loro vicini, Victor Velasco, fa amicizia con la donna, che prepara un incontro tra lui e la madre, Ethel. Lo scopo di Corie è quello di risollevarle il morale depressa dalla solitudine. (FILM.TV.IT)



Lo consiglio perché: chi, di noi, non desidera sognare e divertirsi? Chi, di noi, non amerebbe vivere in quell'appartamentino, pieno d'amore, di sogni e di sane risate?

19 agosto 2007

Pensa a...

Pensa a una delicata morbidezza.
Pensa a una nuvola, non per quello che è, vapore e aria,
ma per come l'immaginazione la domina,
la nomina, la trattiene in bilico sull'orlo della mente.
Pensa a un passerotto.
Osserva le sfumature di pastello,
l'opale dei soli al tramonto,
e come gli alberi si oscurano in ogni trama e ombra di verde.
Pensa al primo timido amore
che non osa dire quello che pensa di vedere
ma aspetta in un librarsi felice.
Pensa alla gioia concreta di un bambino sulla spiaggia
non ancora diviso dal luogo da dove guarda
o come si incolla alle conchiglie.
Pensa ai quadri e alle loro decise trasformazioni.
E infine, pensa ai primi invitanti accordi di una musica,
il primo fiero attacco dei violini, poi il suono dei corni,
e poi sii grato per come la mente può danzare
in mezzo e attorno e sotto le parole.
E rallegrati.


(Elizabeth Jennings)

18 agosto 2007

LO DICIAMO A LIDDY?


Di Anne Fine
ADELPHI
€ 8,50




Quattro sorelle legatissime, un matrimonio imminente e un segreto atroce, che qualcuno ha sussurrato. Una conversazione a più voci dove tutto è divertente e terribile in pari misura - e quanto più si accende il divertimento, tanto più affiora un orrore che tutti sapremo riconoscere. (Adelphi)


Lo consiglio perché: nonostante la sua leggerezza, con uno stile vivace e sarcastico, riesce a farci riflettere sulla conoscenza che possiamo avere delle persone che ci sono più vicine.

17 agosto 2007

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte;
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
l’aria canta come una chitarra.
Il mondo è oggi la mia anima,
lasciatemi essere felice,
è come se toccassi la pelle azzurra del cielo.


(Pablo Neruda)

14 agosto 2007

LA DONNA DI GILLES


Di Madeleine Bourdouxhe
ADELPHI
€ 8,50

Quando apparve, nel 1937, La donna di Gilles fu accolto come una rivelazione. La critica rifiutò di credere che fosse l'opera prima di una scrittrice appena trentenne, e Simone de Beauvoir elogiò pubblicamente l'autrice. Ed è stato questo romanzo, da allora sempre ristampato, ad assicurare a Madeleine Bourdouxhe una fama che il tempo non scalfisce - così come non ha mutato in nulla il fascino di questa perfetta storia d'amore. (Adelphi)

Lo consiglio perché: parla d’amore, di assoluto, di solitudine, di silenzio, di fatica e di significato della vita. Di matrimonio e di parole non dette.
È un miracoloso equilibrio tra introspezione e cronaca dei fatti ma, soprattutto, lucidamente, appassionatamente femminile.

13 agosto 2007

Osteria dell’acquacheta


Dove i clienti buoni non rompono i c.......



Via del Teatro, 22
53045 Montepulciano (SI)
Telefono: 0578758443
Telefono/Fax/Segreteria: 0578717086
http://www.acquacheta.eu/
info@acquacheta.eu

12 agosto 2007

Dopo la pioggia

Dopo la pioggia viene il sereno,
brilla in cielo l'arcobaleno:

è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.

È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.

Però lo si vede - questo è il male -
soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?

Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.

(Gianni Rodari)

11 agosto 2007

Sotto l’ombrellone…



La isla bonita – Madonna
That's amore - Dean Martin
Night and day - Ella Fitzgerald
La vie en rose - Edith Piaf
Caruso - Adrea Bocelli
Nessun dorma... - "Turandot" (Atto 3°) - Giacomo Puccini
I giardini di Marzo - Lucio Battisti
Summertime - Billie Holiday
True blue – Madonna
Piove – Jovanotti
Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in re minore – Allegro ma non tanto - Sergei Rachmaninov
E lucevan le stelle... - "Tosca" (Atto 3°) - Giacomo Puccini
Tintarella di luna – Mina
Eri piccola così - Fred Buscaglione
Il dolce suono... - "Lucia di Lammermoor" (Atto 3°) - Gaetano Donizetti
Gli uomini non cambiano - Mia Martini
Concerto per pianoforte e orchestra n.22 in mi bemolle maggiore K.482 – Andante - Wolfgang Amadeus Mozart

6 agosto 2007

Questo amore


Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo e cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando e buio
Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d'occhio
Perché noi lo tenevamo d'occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt'intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E' il tuo amore
E' il mio amore
E' quel che e stato
Questa cosa sempre nuova
Che non e mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l'estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l'ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov'eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t'abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.

28 luglio 2007

Non insegnate ai bambini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balìa di una falsa coscienza

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita

Giro giro tondo cambia il mondo

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l’unica cosa è tenerli lontano
dalla nostra cultura

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di un’antica speranza

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore, il resto è niente

Giro giro tondo, cambia il mondo

Giro giro tondo, cambia il mondo


(Giorgio Gaber)

27 luglio 2007

MAL DI PIETRE


Di Milena Agus
NOTTETEMPO
€ 12,00



Nel suo secondo romanzo l'autrice di Mentre dorme il pescecane racconta la storia di una donna (nonna della narratrice), della sua vita, del suo matrimonio e dei suoi amori.
In quest'ordine, appunto, perchè alla nonna tutto capita un pò in ritardo, quando ormai non ci spera più.
A cominciare dal matrimonio tardivo con un uomo che, ospitato dalla famiglia, si sdebita sposandola. L'amore arriva inaspettato durante una cura termale per curar "il mal di pietre", i calcoli renali. Il mal di pietre finisce così con l'identificarsi col mal d'amore e trascinare l'eroina in una vicenda assoluta, impensata felicità con il Reduce, un uomo zoppo e sposato, che soffre dello stesso male.
Perfetto e unico come una pietra preziosa, questo romanzo di Milena Agus ne conferma le grandi qualità di scrittura e di invenzione narrativa. (Edizioni Nottetempo)



Lo consiglio perché: rivela un universo tutto suo, dove sentimenti come l’amore e l’eros, seppur raccontati con distacco, leggerezza, risultano primari e forti. Un romanzo originalissimo, essenziale, dove davvero le parole sono come pietre.

25 luglio 2007

Il poeta



Il poeta è colui che con le parole incanta l'animo e fa battere il proprio cuore e quello altrui.

24 luglio 2007

I RAGAZZI VENUTI DAL BRASILE


Di Ira Levin
Mondadori
€ 7,80



Novantaquattro uomini devono morire: anziani pensionati, pacifici cittadini che nulla sembra distinguere dagli altri, che nessun legame sembra unire. Ma devono morire: in Germania, in Inghilterra, in America, entro la primavera del 1977. E tutto questo per il trionfo della razza ariana: così sostiene il dottor Josef Mengele, il famigerato medico dei lager nazisti celebre per i suoi crudeli esperimenti sulle cavie umane, che ha trovato scampo in un paese sudamericano da dove dirige l'intera operazione. Un piano folle, che ha dell'incredibile, eppure possibile. Di più, reale. Solo un uomo può fermarlo: Yakov Liebermann, scampato alla Shoah e strenuamente dedito, da anni, alla ricerca dei criminali nazisti. Liebermann è ormai vecchio, malato. Ma non è solo: un gruppo di studenti israeliani si mette al suo fianco, impegnati in una strenua lotta tra Bene e Male che si concluderà solo quando preda e cacciatore si troveranno finalmente di fronte, in un ultimo, drammatico confronto.


Da questo romanzo nel 1978 il regista Franklin J. Schaffner ha tratto l'omonimo film, con la sceneggiatura dello stesso Levin: un capolavoro del genere con due grandiosi protagonisti, Laurence Olivier nei panni di Liebermann e Gregory Peck in quelli di Mengele. (Mondadori)


Lo consiglio perché: è una riflessione su ciò che in nazismo è stato, sulla minaccia che esso ancora oggi rappresenta tramite i movimenti neonazisti e sui pericoli delle moderne scienze biologiche.

22 luglio 2007

V-DAY



8 SETTEMBRE 2007: VAFFANCULO DAY


L'8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.

(Beppe Grillo)








20 luglio 2007

Cosa vuol dire perdonare?

[...] E allora quando io parlo di perdono, oggi ne parlo in maniera diversa da come ne parlai all'indomani della morte di Paolo. Ricordo che in mezzo alle macerie di via D'Amelio, mi si avvicinò un giornalista con il microfono in mano, me lo mise sotto il naso e mi chiese: “Ma lei perdona gli assassini di suo fratello?”. E io, per togliermelo di mezzo, per non rispondergli in maniera violenta - anche perché non ne sono capace, perché davanti ad una domanda di questo genere, davvero cascano le braccia - gli risposi istintivamente di sì. Forse me lo ha detto la mia educazione, il mio essere cattolica, quasi fosse obbligatorio perdonare chi ti ha fatto del male. Perché è un po' questa l'idea corrente, se si chiede a un familiare di qualcuno o a chi ha subito violenza di qualsiasi genere, se perdona oppure no. Tu ti aspetti che dica di sì, perché se quello ti dice di no, tu ci resti pure male, perché è quasi obbligatorio che quello li perdoni. Davvero ci si resta così. Io quando sento queste domande e ricordo quello che ho provato io, quando mi è stata posta, mi viene voglia di prenderli a schiaffi questi qui, di svegliarli, di dirgli: “Aspetta di provarlo tu e poi capirai la violenza che fa una domanda di questo genere”. Ma come fai in quei momenti in cui non ti rendi neanche conto di quello che ti è successo, in cui fai fatica veramente a prendere coscienza, a capire, in cui cerchi soltanto di rimuovere quello che ti fa male, quello che ti ha fatto del male, in cui sono tante le sensazioni che ti attanagliano, che l'ultima cosa che puoi fare è ragionare, ma come fai a rispondere? Io, ripeto, risposi istintivamente di sì, però devo dare un merito a questo giornalista - e ne abbiamo parlato in seguito, perché è anche una persona seria, lo fanno per mestiere, forse non è neanche colpa loro, è questo che gli chiede poi, l'esigenza della cronaca. Gli dissi: “Io ti ringrazio, perché mi hai fatto riflettere, perché non mi aveva neanche sfiorato quest'idea, non ne ho avuto il tempo, né la possibilità. Ma dopo che tu me lo hai chiesto, ho cominciato a pensarci su e ho seguito un percorso, un ragionamento che mi ha portato poi a rispondere in maniera consapevole a questa domanda, a rispondere a me prima di tutto, perché era questo che volevo capire io, rendermi conto io. E' un percorso, un ragionamento difficile, complicato, pieno d'insidie anche, pieno di sì e di no che ti tirano da una parte e dall'altra. Mi sono resa conto che per dare una risposta a questa domanda, devi mettere insieme la testa e il cuore. Non puoi rispondere solo con la testa, non puoi sentire solo quello che ti dice il cuore perché altrimenti, quello che tu dici poi in quel momento, resta incompleto, mutilato. E' un percorso che io credo non finisca mai, perché puoi dire un momento o pensare un momento una cosa e il momento dopo sentirti sopraffare dal dolore, dall'assenza della persona che ti era cara, dal risentimento davanti a qualcosa che vedi, che senti o che ti porta da tutt'altra parte. E' un percorso che credo non finisca mai, un percorso difficile e complicato, ma che ti fa prendere coscienza. Io ci ho ragionato sopra e mi sono resa conto che, come vi dicevo prima, che se è vero che io ho ricevuto, il dono di non odiare, il dono di non cercare vendetta, è un dono che ho ricevuto da Dio ed un dono che io devo condividere con qualcun altro. Non posso tenerlo stretto per me e se c'è qualcuno con cui devo condividerlo, è proprio con chi mi ha fatto del male. Perché altrimenti non è vero, non è sincero tutto questo. E' facile stare da una parte, isolandosi completamente da quell'altra. Tu devi metterti davvero davanti a chi ti ha fatto del male e rifare questo ragionamento, lo devi verificare in qualche modo, collaudare. E ancora una volta ho trovato un grande aiuto in questo percorso così complicato e così tormentato. Ero davanti alla televisione dove proiettavano le immagini della cattura di Totò Riina, questo ometto fotografato quasi per scherno sotto le fotografie di Paolo e Giovanni, nei locali della Questura di Palermo - non so quanti di voi lo ricordano - un ometto dimesso, piccolo, malvestito, quasi impacciato, che non sapeva dove mettere le mani, ma con uno sguardo che balenava sotto le palpebre che dava davvero i brividi. E mi chiedevo in maniera molto sofferta e quasi con paura cosa provavo nei confronti di questa persona, perché, vedete, altro è dire che non si odia, che non si prova rancore nei confronti di qualcuno che non conosci e altro è poi vederlo in faccia, materializzato. Allora è un po' diverso. Lo guardavo quasi con timore che affiorasse qualcosa che mi faceva paura. Allora ho sentito che dietro di me, piano piano, si era avvicinata mia madre. Mia madre aveva 86 anni, aveva visto morire suo figlio, perché Paolo veniva quel giorno a casa mia a trovare mia madre che non stava bene. C'era un rapporto fortissimo tra loro, aveva telefonato anche lui dicendo: “Sto venendo” e poi aveva avuto soltanto il tempo di pigiare il campanello del portone di casa. Mia madre aveva sentito il suono, sapeva che era Paolo, ed era scoppiato il finimondo. Muri che crollavano, tetti che si sbriciolavano, schegge da tutte le parti, pareti che si aprivano, sirene impazzite, fiamme dovunque. Mia madre sapeva che in tutto questo Paolo moriva. Mia madre si avvicinò a piccoli passi, non l'avevo sentita, sentii dietro di me la sua voce che diceva: “Che pena mi fa quell'uomo!”. E' stato per me un messaggio straordinario. Mia madre aveva visto l'uomo. Io ancora me lo chiedevo, non c'ero riuscita. Mamma con lo stesso sguardo di Paolo, aveva visto l'uomo dentro Totò Riina e aveva visto un uomo che le faceva pena, ma perché le faceva pena? Perché si chiedeva come quell'uomo si era potuto ridurre così, come quell'uomo aveva spento, aveva rischiato di spegnere quella scintilla umana che aveva dentro, quella scintilla divina che aveva dentro. Come aveva fatto? Erano le stesse domande che si faceva Paolo, quando chiedeva: “Chi sei, come giocavi, cosa facevano i tuoi genitori, perché non sei andato più a scuola?”. L'aveva racchiuso in una parola sola, mia madre, e io l'ho assorbito, l'ho penetrato, ho capito quello che lei istintivamente in quel momento mi aveva trasmesso. [...] (Rita Borsellino)